lunedì 26 dicembre 2011

Buon Natale!

BUON NATALE E SANTO STEFANO A TUTTI!
(il disegno rappresenta Babbo Natale visto da Agostino, 3 anni)

giovedì 15 dicembre 2011

Wall Tracks by Hot Wheels

hot wheels e gattine 003
Scommetto che anche in casa vostra c’è qualche piccolo teppista che adora giocare con le macchinine.wink

Io di questi teppisti ne ho già all’attivo tre (a fine marzo arriverà pure il quarto). Non che le bambine si rifiutino di partecipare alle gare dei fratellini, ma gli appassionati di piccoli bolidi in casa, non c’è niente da fare, sono proprio loro, i maschietti: Enrico, il maggiore, prima media, Stefano, sette anni appena compiuti ed Agostino, che dall’alto dei suoi tre anni è forse il più agguerrito e inventa piste improbabili dalla mattina alla sera.

Ne hanno un sacco, anzi un armadio pieno, di macchinine. Fra le loro preferite, le Hot Wheels della Mattel, perché sono coloratissime e stravaganti, e ne esce sempre qualche nuovo modello che la mamma appena vede agguanta al volo (c’è da dire che sono belle, resistenti, e hanno anche dei prezzi abbordabilissimi). Dovete sapere infatti che quando papà fa la notte, solitamente una volta alla settimana ma anche due se è di guardia il fine settimana, la mamma deve metterli a letto da sola, e l’impresa non è più particolarmente impegnativa da quando ha escogitato il sistema delle “sorpresite”. Ma cosa sarebbero? Si tratta di piccoli doni, solitamente macchinine, appunto, per i maschietti, e bamboline (di quelle nelle bustine che si trovano dal cartolaio, per intenderci) che prometto a patto che si mettano per tempo il pigiama e si lavino i denti uno in fila dopo l’altro e senza possibilmente litigare troppo, a cartella preparata, s’intende.laugh

Di solito il trucco funziona: corriamo tutti sul lettone, diciamo la preghierina e si cominciano a scartare le sorpresite.

hot wheels e gattine 006

 

Mi occupo personalmente della scelta dei giochini. Al mercoledì mattina vado al Toys, dove c’è una commessa simpatica che ormai mi aspetta per una piccola chiacchierata, e scelgo con cura la macchinina per i miei bambini. Ad Enrico piacciono molto le Hot Wheels eleganti, ma anche un po’, come dire, “tamarre”, per cui so già che se gli regalo quella con gli alettoni o l’automobilina nera fiammante sarà azzeccatissimo. Stefano ha un carattere più complicato: vuol sentirsi grande, ma ha solo sette anni, anche se gioca a fare il duro: le macchinine con impressa la tigre sulla fiancata, o da corsa sono la sua passione. Agostino, tre anni, che adora il giallo, ha una collezione intera di macchinine gialle ed arancioni in tutte le tonalità possibili. Insieme, al pomeriggio, giocano alle corse, e il mio spauracchio è che, non visti, si mettano a disegnare piste coi pennarelli sul pavimentoangry. Gliel’ho proibito tante di quelle volte, ma non c’è niente da fare! Le gattine ovviamente partecipano al gioco con molto entusiasmo, e spesso e volentieri se non si trova più qualche macchinina basta cercare nel loro cestino e la si ritrova al volo.

Qualche giorno fa mi arriva la proposta di una nuova campagna Ebuzzing: ci credete che mi si chiedeva di scrivere della nuova pista delle Hot Wheels messa a punto per Natale? Prima ancora di mettermi all’opera, ho subito scartabellato nelle letterine di Natale dei bambini per vedere se qualcuno l’aveva richiesta: chiaramente il maggiore, Enrico, si era preso la briga di inserirla fra i desiderata collettivi!yes

Di piste per le macchinine Hot Wheels, ve lo assicuro io che ormai sono esperta, ce ne sono veramente di tutti i tipi e a tutti i prezzi. L’ultimo modello, però, mi fa letteralmente impazzire e credo che alla fine opterò per questa: si tratta di Wall Tracks, una coloratissima pista combinabile a struttura modulare, tipo rotaie dei trenini, per intenderci. La particolarità di questa pista è che può essere appesa al muro della cameretta, così da scongiurare l’invasione di altre stanze (non so voi, ma a casa mia occorre stare attenti a dove si mettono i piedi, perché ogni minuto si potrebbe partire su una macchinina!). La pista Wall Tracks di Mattel, quindi, non solo è divertentissima e fantasiosa nelle sue innumerevoli combinazioni (che possono essere ricombinate a volontà senza danneggiare le pareti, con le innovative 3M Command Stripsche permettono un appoggio sicuro ma non invasivo sul muro), ma è anche davvero poco ingombrante e consente di far giocare i bambini in spazi anche molto ridotti come quelli di una cameretta d’appartamento – le mie in particolare non è che siano giganti, dato poi che in entrambe ci devono stare i letti a castello -. E vogliamo mettere i rumori? Far scorrere le macchinine su una pista sopraelevata non è proprio come farle sfrecciare in lungo e in largo su tutti i pavimenti di casa: i vicini saranno entusiasti all’idea. Anzi, se posso permettermi un consiglio, quest’anno scrivete voi una letterina per Gesù Bambino e lasciatela sotto l’albero dei vicini… naturalmente includendo la pista Wall Tracks!

(p.s. se siete appassionati anche voi di tutorial online, eccovi il video (in inglese, ma spero che non sia un problema) per costruire e ricostruire la pista Wall Tracks senza farvi assalire dai dubbi!)

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=0s2AVu1g4TY

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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venerdì 9 dicembre 2011

A Natale Adotta una Specie

 

Come già sapete da alcuni precedenti postsmiley, a settembre in casa Lucchetti siamo arrivate noi, due gemelline a quattro zampe, Gasparina ed Isotta, e il mese scorso è arrivata a farci compagnia la nostra terza sorellina, la nerissima Clorinda, che si è ambientata direi in una maniera perfetta (sia nei giochi sia nella spartizione della pappa: ve lo posso assicurare, io che sono golosissima con lei sono anche molto generosa). Tutti quanti da subito si sono sentiti in dovere di fare di tutto perché noi tre micine ci sentissimo a casa nostra: dal papà che corre a comperare il pesce, lo congela già arrotolato con la forma della pentola, lo fa lessare e lo pulisce con cura solo per noi, le sue gattaccine… ai nostri cinque fratellini che ci siamo spartiti per simpatia, anzi sarebbe meglio dire “empatia”: Enrico è adorato e seguito in ogni passo da Isotta, molto affezionata anche a Carolina (effettivamente i tre J si somigliano molto non solo fisicamente – biondi Enrico e Carolina, candida ma maculata di miele Isotta) ma anche per il carattere aristocratico e disdegnoso; io, Gasparina, incontro più l’indole sorniona di Stefano e Teresa, così come il mio pelo tigrato ricorda la morbida cenere dei loro capelli; e l’ultima arrivata, Clorinda, guarda caso, si intende a meraviglia col piccolino di casa, Agostino, minuto, furbo e scattante proprio come lei, nonché scuro di capelli e di occhi.devil

E la mamma? E’ forse l’unica traumatizzata dalla situazione, perché da qualche tempo soffre di uno strano raffreddore con tosse che non passa, e teme sinceramente di avere a che fare con una forma di allergia, anche perché ogni volta che le passiamo sotto il nasino comincia insistentemente a starnutire. Aspettando la prossima visita dal veterinario, che dovrebbe portarci qualche consiglio – ma farà paura andare dal veterinario? Io non ci sono mai stata! - si adopera sempre di più nei lustraggi mattina, pomeriggio e sera, con areazioni intense nonostante il freddo barbino, mentre noi gattine assistiamo incuriosite e ne approfittiamo per sgattaiolare fuori sul balcone a giocare con la nostra pallina preferita, e coi vasi di fiori! La mamma ha provato a tradimento a farci anche una specie di bagnetto a secco con un prodotto antiallergenico (ma non avrebbero potuto farlo in spray, dico io?) ma noi siamo riuscite a scappare a metà dell’impresa, e lei si è arrabbiata un po’ promettendoci di tornare all’assalto. E’ meglio, molto meglio che si prenda il suo Oscillococcinum e non ci torturi con i lavaggi (a quale gatto piace lavarsi?) o rinforzando il sistema immunitario a forza di broccoli, arance, mandarini e yogurt fatti in casa… cosa ne pensate? (con una mamma così, non potevo non diventare un’esperta di cucina anch’io!). Anzi, adesso le passo la parola, perché mi ha detto che deve scrivere qualcosa di importante!heart

(Mamma). La casa. Noi siamo abituati a pensare nel nostro quotidiano ai nostri fidi amici domestici, ma la maggior parte degli animali, solitamente, vive in libertà. Settimana scorsa mi è stata offerta la possibilità di partecipare ad una nuova campagna ebuzzing, questa volta per WWF: leggendo il brief ho scoperto che qualche giorno fa un comunicato della IUCN (Unione Internazionale per la salvaguardia della natura) avrebbe rivelato che addirittura un quarto dei mammiferi viventi rischiano l’estinzione, per una serie di concause naturali (cambiamenti climatici) e dovute all’azione del’uomo (che distrugge i loro habitat naturali o si abbandona alla caccia selvaggia ed alla bricconeria allo scopo di destinarli al commercio illegale). Maggiormente a rischio sono orsi, elefanti, oranchi, delfini, tartarughe marine, panda, ma anche alcuni parenti stretti di Gasparina, Isotta e Clorinda come le tigri e i ghepardi.

Sono stati attuati da qualche tempo dei programmi di salvaguardia che in diversi casi (ad esempio per i rinoceronti, i cavalli, i leoni) hanno sortito successi insperati.

Questi programmi fanno leva sugli studi di esperti e ricercatori, e su pattuglie antibracconaggio, o ancora su équipes di riabilitazione e reintroduzione in natura di animali liberati dalla cattività; ma per sopravvivere ed agire hanno la necessità di cospicui finanziamenti.

WWF ha pensato di agevolare tali finanziamenti tramite le adozioni delle specie più a rischio, e di quelle che condividono con loro il medesimo habitat (tra l’altro quello degli habitat naturali è un argomento che Teresa sta studiando in geografia, e devo dire che il suo libro, Otto Matite, lo tratta piuttosto approfonditamente). In pratica, scegliendo di proteggere una specie, mettiamo la tigre, proteggerò anche tutti gli animali che “coabitano” con quello che è considerato il più maestoso fra i grandi felini del genere “panthera” (può arrivare a 300 kg di peso!), l’unico probabilmente con le stesse dimensioni dei felini preistorici (avete mai visto l’Era Glaciale, ad esempio, dove uno dei protagonisti, Diego, è una tigre dai denti a sciabola?). In particolare, sarà forse perché è il centenario della morte di Salgari (e così ci stiamo affezionando ai suoi avvincenti romanzi che ci legge la sera papà prima di andare a letto), noi abbiamo fra le specie in pericolo una particolare predilezione per la Tigre del Bengala, che quest’anno è stata la protagonista della Giornata mondiale dell’ambiente: pare che fra tutte le specie di tigri questa sia la più aspramente minacciata, con un 60% di esemplari ormai falcidiati rispetto agli scorsi decenni. Acclimatata nelle foreste dell’India e del Bangladesh, a causa del cattivo stato di salute delle selve ma anche e soprattutto del bracconaggio che mira alla sua pregiata pelle, sta estinguendosi a velocità supersonica.

Le modalità delle adozioni sono molteplici. Pensiamole, come ha fatto WWF, come un dono di Natale da fare a noi stessi, ai nostri bambini, a qualcuno che ci è caro. L’adozione semplice costa solo 30 euro: in cambio riceveremo una scheda con l’animale adottato (nel nostro caso la tigre) ed una lettera di Fulco Pratesi, fondatore (1966) e presidente onorario del WWF Italia, scrittore, illustratore, giornalista e ambientalista, che ha diretto per trent’anni dal 1979 la rivista illustrata per ragazzi “L’Orsa”; inoltre ci sarà destinato un planisfero con la segnalazione delle aree di intervento e un adesivo del WWF. Naturalmente ci si potrà avvalere di una modalità immediata diadozione digitale; fra le opportunità, si potrà richiedere l’adozione con pelouche (con un contributo a partire da 50 euro) ma anche l’adozione Trio (sempre con pelouche): con quest’ultima, con un contributo a partire da 125 euro, si adottano tre specie collegate e fra le varie aree di scelta c’è anche l’Italia delle foreste alpine e delle montuosità appenniniche, con lupi, orsi e delfini.

A Natale si spreca tanto denaro inutilmente, e tanto se ne getterà via anche in questo periodo di crisi per rincorrere bisogni fittizi. Cosa ne dite invece di adottare da lontano una specie in estinzione? In fondo anche Salgari scrisse i suoi più bei libri senza mai avere visto di persona una foresta bengalese. Viaggiamo con la fantasia: salviamo il pianeta e i suoi animali!

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lunedì 5 dicembre 2011

Domestos: lui pulisce, io scrivo ^^. Garantisce Flushtracker

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Sapete ormai tutti che ho cinque figli e che ne aspetto un sestosmiley, ma quel che forse non vi ho mai raccontato è che non posso confidare su alcun tipo di aiuto domestico a parte le mie braccia e quelle di mio marito. Il quale, essendo un medico, ha dei turni strampalati, per cui quando c’è mi dà volentieri una mano nello smistaggio dei piccoli a musica pattinaggio calcio scuola asilo catechismo, e persino nel we nello stiro (cosa che mi pesa, ma come mi pesa!). Quando però non c’è, non ci sono santi. Suocera e mamma non sono vicine né do mai loro incombenze pesanti (per non  ritrovarmele sulla coscienza!wink). In più ci sono delle faccende alle quali piace pensare a me sola e mi darebbe un gran fastidio che lo facessero altri per me (perché, come osserva acutamente mio marito, io mi lamento sempre che nessuno mi dà una mano ma alla fine è per rimarcare che certe cose come le faccio io non le fa nessuno…). Di queste, forse quella che non affiderei a nessun altro è la pulizia dei bagni.cool

Tutte le mattine, appena rientrata in casa – porto tutti e cinque chi a scuola chi alla materna entro le otto – e dopo essermi preparata il secondo caffè della giornata (con pizza incorporata), corro... a lustrare i bagni.yes

Prima quello grande (per modo di dire: quello che comunque usiamo di routine). Poi quello piccolo, che ho allestito come una lavanderia, con lavatrice e asciugatrice impilate e lavandino alto che uso per lavare i pavimenti. Mi piacciono questi piccoli riti, non ci rinuncerei mai. Mi piace persino l’odore dei detersivi (quando riesco a percepirlo: saranno dieci giorni ormai che ho un raffreddore pazzesco) e ne provo un sacco e una sporta, anche se poi mi affeziono ad un paio di tipi e non li mollo per anni. Ammetto pure di correre dietro immancabilmente a chi si avventura in bagno, ad ogni ora, proprio per avere la soddisfazione di avere il bagno sempre, immancabilmente profumato. Sì, sono esageratamente ossessiva in quanto a pulizia del bagno, adoro il bagno pulito, sìììììììììììììììììììììììììììììììììììììì!!!! e sono sicura che adesso fra i commenti salterà fuori lo psicanalista di turno che ci terrà a dire che sono la solita casalinga frustrata che sfoga nelle pulizie la sua dimensione peggiore (ci provi e lo ribalto, lo sappia in anticipo!no).

Tutto questo preambolo per dire che lunedì scorso mi sono comperata un detersivino nuovo di zecca ^^: Domestos in gel, con candeggina attiva, un disinfettante germifugo per il water. Ammetto di essere fra le fortunate a potersi permettere una sosta di un quarto d’ora solo nella corsia dei detersivi, al supermercato, dato che poi il lavoro me lo gestisco da casa (leggi: salto il pranzo e scrivo così non perdo tempo inutile…), per cui ci ho messo un po’ a scegliere ma alla fine ho deciso che il profumo di pino sarebbe stato d’incanto in settimana nel mio bagno. La mattina dopo ero felicissima di constatare che il mio nuovo, olente alleato faceva il suo dovere: ho lasciato agire per una bella oretta e poi, indossati i guanti (comperati nuovi per l’occasione, perché di solito non li metto mai…), ho terminato di pulire e mi sono detta finalmente soddisfatta dell’impresa. Allora, per farla breve, Domestos è un detergente in gel che va applicato puro sulle pareti del water e che può essere utilizzato ogni giorno: un quarto d’ora e il vostro wc è bello e disinfettato. A me è rimasto subito simpatico perché può essere versato anche negli scarichi della doccia e dei lavandini e li deodora in un battibaleno. Nello specifico, Domestos WC Gel Candeggina Attiva (due profumazioni) e Domestos Zero Calcare (idem) sono detergenti per wc disinfettanti, Presidio Medico-Chirurgico. Reg.Min.Salute n° 19614 e n°19615.yes

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Ora, la cosa si chiuderebbe qui se non avessi da raccontarvi qualcosa di molto più importante delle mie allegre paturnie domestiche, qualcosa per cui il mio raccontino è giusto un cappello introduttivo. Da poco ho scoperto che Domestos, un prodotto a marchio Unilever, sostiene laWorld Toilet Organization, una ONG (Organizzazione Non Governativa, ossia indipendente dai governi e dalle loro politiche) che promuove il diritto universale di disporre di adeguati servizi igienici.

Dovete sapere che ho dato, fra gli ultimi esami, storia economica medievale (ebbene sì, sono iscritta a Lettere Moderne) e ci ho pure piazzato una lode. Mi avevano colpito in particolare le pagine di Carlo Maria Cipolla in cui, accennando alla rivoluzione urbana fra 1000 e 1300, il grande storico illustra le pessime condizioni igienico – sanitarie di quei secoli, l’inadeguatezza o la mancanza di impianti, la promiscuità di animali e persone sotto un unico, spesso piccolo, tetto, le immondizie ed i rifiuti ammassati in strade e cortili. «L’igiene personale» scrive Cipolla «era predicata dai medici ma era praticata da pochi. La gente si lavava poco». «Allo sviluppo commerciale dei secoli X-XII non fece riscontro alcun progresso nelle conoscenze mediche e i progressi nell’igiene pubblica e privata furono alquanti limitati». «Lo squilibrio fra lo sviluppo demografico ed economico da una parte e lo sviluppo (o meglio, la mancanza di sviluppo) medico e igienico-sanitario dall’altra raggiunse un punto critico verso i primi del Trecento».

Vorrei farvi notare che stiamo parlando di Medioevo. Purtroppo però le cose non devono essere molto cambiate, se quasi il 40% della popolazione mondiale vive tuttora in aree prive di reti fognarie e spesso senza servizi igienici nelle mura domestiche: si tratta di qualcosa come 2 miliardi e mezzo di persone e anche di più. Questi sono i dati forniti nel mese di novembre dal World Toilet Summit 2011, una piattaforma di discussione globale sulla crisi igienica mondiale, che quest’anno si è tenuto nella provincia cinese di Hainan.

In particolare sono i bambini a destare maggiori preoccupazioni. Oggi come ieri, loro che sono piccoli e fragili e maggiormente esposti alle malattie, in condizioni di privazioni igieniche contraggono facilmente diarrea, dissenteria, epatite, colera, tifo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che 1,5 milioni di bambini – 4 ogni minuto – muoiono ogni anno a causa della diarrea, una delle maggiori cause mondiali di decesso infantile (17%), esattamente oggi come nel Medioevo. Potete immaginare da soli la fondamentale importanza di un wc pulito o di un lavandino con acqua corrente per ridurre il rischio di contagi: si parla di cifre ridotte del 30 e anche 40%. Per questo motivo le Nazioni Unite hanno decretato che tra i diritti umani fondamentali dev’esserci l’accesso ai servizi igienici. Scopo della World Toilet Organization è promuovere concretamente questo diritto aiutandole popolazioni più svantaggiate a costruire bagni e ad educarle all’igiene: questo è reso possibile da una parte grazie alle donazioni volontarie ma anche in virtù del sostegno concreto di Domestos. Il 19 novembre di ogni anno, da un decennio a questa parte, si svolge la World ToiletDay, giornata legata ad una serie di iniziative di informazione sui problemi legati alla mancanza di bagni, in diversi paesi del mondo.

Per promuovere i progetti della World Toilet Organization, Domestos ha anche creato www.flushtracker.com, un’applicazione virtuale che, con il contributo di Google Maps traccia il percorso dei nostri scarichi attraverso le reti fognarie: possiamo così seguire via internet la “vita” sotterranea dell’igiene delle nostre città. Un gioco istruttivo per riflettere sull’importanza e l’utilità delle fognature, presenti nei Paesi civilizzati in maniera capillare ma non altrettanto nel Terzo e Quarto Mondo, dove grandi e piccini quotidianamente vivono in condizioni di estremo disagio igienico e non solo.

Tutto questo per capire come, comperando Domestos, promuoviamo l’igiene da casa nostra al mondo intero.smiley

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sabato 3 dicembre 2011

Questa volta sono proprio incavolata. Io ai Piccolini Barilla ci tengo!

Minipipe Piccolini Barilla ok1

Col mestiere che faccio, dovrei essere imparziale, lo so.

E invece non lo sono proprio, perché sono prima di essere una foodwriter, sono una mamma che cucina, ed essendo tale credo di aver sempre scelto in coscienza i prodotti più adatti per i miei bambini.

Mi sto occupando in questi giorni per le riviste per le quali scrivo (eh sì, sono aumentate… ) del caso Plasmon vs Barilla, ossia di quell’antipaticissima pubblicità comparativa messa in piedi dalla multinazionale americana (che fa capo ad Heinz) allo scopo di denigrare il lavoro del colosso parmense. Credo ne abbiate sentito parlare tutti, è la notizia della settimana: Plasmon (come si evince dalla stessa homepage del sito www.plasmon.it) ha messo a confronto due categorie di prodotti alimentari per l’infanzia, i biscotti e la pasta in formato ridotto. Nel primo caso ha affiancato la propria neonata linea I dentini a quella dei noti Piccolini Barilla, nel secondo il famigerato biscotto Plasmon che si scioglie nel biberon semplicemente con uno scossone alle Macine del Mulino Bianco (marchio di proprietà Barilla). Il punto è che sulla scorta di analisi aziendali private, quindi non sponsorizzate da alcun istituto nazionale, sostiene che i prodotti Barilla sono ingannevoli in quanto conterrebbero tracce di pesticidi altamente superiori al limite consentito per legge per la fascia d’età consacrata alla prima infanzia (dallo svezzamento ai 3 anni) mentre i corrispettivi Plasmon I(tutelati dalle cosiddette Oasi) ne sarebbero privi. Il bello è che alla fine della fiera sarebbero le mamme italiane a non aver capito bene con chi avrebbero a che fare e quindi a scegliere in maniera grossolana.

 Plasmon vs BarillaPlasmon vs Barilla 2  

La replica di Barilla non si è fatta attendere. Si tratterebbe di pubblicità ingannevole, in quanto mette a confronto due prodotti spuri: i Piccolini Barilla sono una linea studiata per i bambini, ma dai 3 anni in su (come giustamente appare anche nel disclaimer del sito dedicato), mentre i Dentini Plasmon sono un prodotto pensato per bambini a partire dai 10 mesi. Stessi argomenti per quanto riguarda i biscotti (avete mai dato una Macina in mano ad un bambino di sei mesi? Io no, personalmente parlando).

Allora, secondo il mio modesto parere, questa caduta di stile la Plasmon avrebbe potuto anche risparmiarsela.

Nessuno mette in discussione la bontà, la genuinità ecc ecc dei loro biscotti, che guarda caso sono sempre al top in mano al poppante di turno (non nel biberon, almeno a casa mia, perché dato che allatto moooolto a lungo, questo tipo di attrezzo compare poco). Anche se Esselunga produce dei biscotti per svezzamento niente male a giudicare dal gradimento dei miei figli (e anche dal punto di vista delle mie tasche).

Niente da ridire neanche sulla linea “fashion” delle pastine, a parte il prezzo: lunedì ero nel reparto poppanti dell’Iper, proprio quello nei pressi della farmacia, e mi è capitata a tiro la confezione degli Animali della Fattoria Plasmon. L’ho messa nel carrello nonostante in questo momento il mio bambino più piccolo abbia già tre anni, giusto per giocare un po’ a tavola, e per sperare che sia più resistente della Ecor che mi spiace ma si sfascia tutta in cottura nonostante sia bio e di grano duro (non ho gran simpatia per i prodotti bio, nonostante si tenti in vari modi di tirarmi dentro la faccenda: lo ammetto): la Plasmon, per inciso, è un mix di farine di grano tenero e di grano duro (ma come? la pasta italiana essiccata non dovrebbe essere unicamente di grano duro?).

Comunque, dicevo, l’ho messa nel carrello e la proverò quanto prima. Certo, dovrà essere ottima, fantasmagorica, visto che costa la bellezza di 1 euro e 99 centesimi il pacco da 340 grammi. Speriamo.

Fatto sta che i miei figli impazziscono per i Piccolini Barilla. In estate per le insalatine e in inverno anche solo per la pasta lessata e condita con olio e grana, tanto è buona di sapore. In particolare diventano matti per le paste colorate, quelle zucca e carote, pomodoro e carote, spinaci e zucchine (quando mai i bambini mangiano la verdura verde cotta? l’idea della Barilla è stata un’autentica meraviglia del settore). Ne butto una scatola (mezzo chilo) e con meno di due euro (adesso non ricordo con precisione ma mi pare sull’euro e 70 centesimi la confezione) mangia una famiglia numerosa intera. Sarà che io oltre alla bontà dei prodotti sono affezionata anche ai prezzi e alle promozioni, sarà che la Barilla mi è sempre piaciuta e in casa mia la scorta dei pacchi da chilo è sempre presente (poca spesa, tanta resa, poi tenuta ottima), sarà che ci sono dei formati per cui letteralmente impazzisco (le ruote sono in assoluto le miglior in commercio, le castellane sono bellissime, le orecchiette pur essendo industriali hanno un’ottima presa sui sughi tradizionali), ma io alla Barilla non rinuncio. Sarò sentimentale, sarò quel che volete, ma toglietemi la pasta Barilla e faccio lo sciopero della pasta e della pastina (sì, perché ci manca solo che la pastina che ho in casa non sia Barilla, con tutti i ditali, ditalini e ditaloni per le paste e fagioli e le creme di verdure che rifilo ai miei poppanti almeno un paio di volte la settimana: quando non si apre il rubinetto del risotto, insomma, c’è la pasta Barilla, in casa mia).

Vabbè. Scusate lo sfogo. Nel frattempo ho fatto fuori un’intera scatola di fazzoletti di carta (non per la commozione ma a causa del raffreddore che mi perseguita da una settimana intera) e di pastiglie Valda. Non sono così conciata però da non darvi la ricetta degli ultimi Piccolini che in casa hanno spopolato. Una ricetta insolita, segno che questa pasta fa veramente da traino per alcuni alimenti che in altre occasioni sarebbero forse meno graditi: non sia mai che in casa mia si mangino le lenticchie “nature”! E con questo suggerimento vi auguro un buon fine settimana.

Piccole pipe rosse dei Piccolini con ragù di pancetta e lenticchie (e crema di Philadelphia allo yogurt).

Minipipe Piccolini Barilla ok2

Ingredienti:

una cipollina bionda

una carotina

un gambo di sedano

due scatole di lenticchie medie

200 g di pancetta affumicata a dadini

brodo di carne

olio evo

una confezione di Philadelphia bianco allo yogurt (che bontà, ne riparleremo!)

una scatola di Minipipe Rosse Barilla dei Piccolini

Preparare innanzitutto il ragù di lenticchie facendo imbiondire la cipollina affettata finemente (se preferite, mezza e non intera, dipende se i poppanti gradiscono o meno) con il sedano e la carota a dadini in un saltapasta. Aggiungere la pancetta e rosolatela un minuto, quindi incorporare le lenticchie scolate e sciacquate, insaporite nel soffritto e bagnate con tre mestoli di brodo. Fate asciugare a fiamma dolce, senza salare, quindi stemperate gentilmente il Philadelphia amalgamando bene. Aggiungete un mestolino di brodo se dovesse risultare troppo densa.

Lessate la pasta per 5 minuti e il rimanente minuto di cottura (sei in tutto come da confezione) fatela saltare nel sugo di lenticchie. Servire in tavola fumante.

Dal 1° gennaio 2010 mi avete letto in...

Lilypie

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