Mio marito è ligure di nascita, genovese per la precisione. Abitavano in Salito Regina, sopra la stazione di Principe. Si trasferì a Gallarate coi suoi genitori all’età di tre anni, e la sua nonna ed i suoi cugini rimasero a Genova.
Anche se fino a qualche anno fa si andava al mare in Liguria, io ci non sono mai stata, a Genova. La respiro per quello che mi raccontano mio marito e i miei suoceri, e attraverso i libri di cucina che mi regalano ogni anno, specie a Natale. Ne ho parecchi, dalla preziosa “Cuciniera Genovese” di G.B. Ratto alla stupenda “Cucina Ligure” dei Boccalatte Bagnasco, alle interessanti “Ricette liguri per tutte le occasioni” di Ester e Michelangelo Dolcino, alla mia bibbia ligure, la “Cucina e Santi” di Petrucci, ad un delizioso libro sulle conserve – “Liguria in arbanella” - della mia cara Laura Rangoni. Adoro la cucina ligure, diverse ricette le ho imparate da mia suocera o durante le estati passate in Riviera, fino a qualche anno fa; è quindi come se fosse un po’ anche mia, mi è entrata nel sangue e non potrebbe essere altrimenti, visto che la devo tramandare alle mie figlie.
La cucina parla dei popoli che la hanno prodotta, è innegabile. E quando ho saputo dell’alluvione che ha colpito il popolo ligure, ho pianto. I media hanno diffuso le notizie terrificanti delle Cinque Terre, spazzate via esattamente un mese fa, il 25 di ottobre, e di Genova, dieci giorni dopo, il 4 novembre, il giorno di San Carlo. Ma anche altri luoghi dell’entroterra sono stati straziati dal maltempo, dalle esondazioni, dalle frane. Patrizia Bosso, del blog La Melagranata, ha segnalato il caso disperato della Cooperativa Gulliver, nel comune di Rocchetta Vara, nello spezzino. In particolare i bambini disagiati che erano ospitati nelle due case-famiglia sono in grande difficoltà, perché sono rimasti senza sede. Provate a pensare cosa significa già aver perso la propria casa, o la propria famiglia di origine, e ora rischiare di non avere più nemmeno la loro nuova, seconda, famiglia numerosa ed accogliente. Io ci penso spesso.
Patrizia ha chiesto a noi blogger (ma anche a chi non ha un blog) di scrivere una ricetta per i bambini di Rocchetta Vara. Il lunedì di settimana scorsa il mio Stefano era rimasto a casa malato, ed era rientrato per pranzo anche il mio grande, Enrico. Avevo in casa del brodo buono avanzato dal risotto di domenica – c’è da dire che io il brodo lo preparo quasi tutti i pomeriggi, ma quello di domenica è speciale – e così ho pensato di allestire un risotto semplice semplice, ma che sapesse anche di qualcosa di buono, come il pesto, che Stefano adora. Avevo anche una robiolina e soprattutto il riso Maratelli, che compero dalla Piera della Copac ogni volta che riesco, perché lo trovo speciale, e perché ne ho conosciuto la storia, incontrando Eusebio Francese che ancora lo produce e Augusto Maratelli, il nipote di Mario Maratelli che lo scoprì. Ecco, Mario Maratelli visse in un collegio i primi anni della sua vita, perché i suoi genitori naturali non lo avevano voluto tenere; ma questa fu la sua fortuna, perché ne incontrò di nuovi e straordinari che gli permisero di avere un futuro, e quale futuro! Il cognome di Maratelli, che nel Novecento intero fu associato all’idea di riso, però, gli era stato imposto nell’istituto dove era stato accolto.
Io questa ricetta, anzi noi, io e i miei bambini, la dedichiamo con tutto il cuore ai piccoli di Rocchetta Vara, perché possano ritrovare il sorriso al più presto possibile.
Risotto col pesto e robiola
(Piatto unico per mamma e due bambini)
300 g di riso medio Maratelli della Cascina Canta
mezza cipollina bionda
olio extravergine ligure (personalmente uso il Guardone)
un vasetto di pesto
una confezione di robiolina da 100 g
circa un litro e mezzo di brodo di carne assortita (punta di manzo e gallina) più qualche verdura (carota, sedano, cipolla) e qualche chiodo di garofano
Preparare il soffritto con la cipolla e l’olio. Tostare il riso, renderlo traslucido, quindi aggiungere un paio di mestoli alla volta il brodo e portare a cottura lasciando il risotto all’onda, cioè molto morbido. Mantecare con il pesto e la robiola, attendere cinque minuti coperto con un canovaccio e portare in tavola.
Tutte le ricette saranno raccolte dalle due fondatrici della Cooperativa e utilizzate per una raccolta di fondi a favore dei bambini di Rocchetta Vara. L’iniziativa scade il 30 novembre e per i dettagli vi rimando al post de La Melagranata.
Chiunque voglia fare direttamente una donazione alla Cooperativa potrà utilizzare questo codice IBAN:













7 commenti:
Riso forever!! Per me anche a colazione
Anche per me ^^. Mio marito va dicendo che ho tre posizioni nel miscelatore: acqua fredda, acqua calda e risotto :DDDD
Germana, che risotti tipici ci sono nel Cremonese?
Che bel risotto cremoso e saporito ! Ho fatto un dolce questo fine settimana, domani lo metto sul blog ...forse oggi , cosi posso partecipare anch'io a questa iniziativa.
ciao e buon inizio settimana!
Molto buono e cremoso.
Mandi
Grazie ragazze! Siete sempre tanto care. E speriamo che i piccoli di Borghetto ce la facciano a ritrovare una dimora...
che bontà questo risotto!capisco bene queste persobe perchè abitando in una zona alluvionata nel 94 capisco quanto sono importanti gli aiuti!--vistpo che so che sei mezza ligure quando faccio qualche presntazione in liguria ti faccio sapere!
Lucy, molto volentieri! Ma in Lombardia non vieni? A proposito, colgo l'occasione per farti ancora i miei complimenti!!! Un bacio
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