Appurato che in Valganna vivono creature fatate, secondo i racconti di mia figlia Carolina, devo dire la verità: sono praticamente certa che sia anche abitata dal popolo dei geni, che – come racconta Dino Buzzati nel Segreto del bosco vecchio –si incarnano negli alberi e muoiono con loro; e, ogni tanto, escono dai tronchi e prendono sembianze umane, conducendo una vita apparentemente normale, uomini tra gli uomini, esercitando dei mestieri a tutela del bosco e delle sue creature. Questi geni, almeno credo, forse non li ho mai visti sotto questo aspetto; sotto quello arboreo sicuramente sì, a giudicare dagli strani intrecci dei rami, che spesso paiono persone nell’atto di abbracciarsi, o di conversare, o anche intente a qualche attività; ma non potrei giurarci, dato che ogni tanto, nei sentieri, si incontra qualche personaggio a dir poco fiabesco, con un cestino in mano, un cagnolino altrettanto stravagante al seguito, i capelli rossigni al vento e gli occhi in cerca di funghi o di qualcosa di non ben definito, fra il fogliame o per i prati magri.
Le fate, come vi dicevo, le ha viste Carolina, e sta imparando i loro segreti: perché anche le fate cucinano, non ci credete? Non sono mica tutte selvatiche come, appunto, la fata selvatica del racconto di Beatrice Masini, quella che mangiava le verdure crude dell’orto della piccola montanara. Come, non conoscete questa fondamentale lettura sulle fatine? Tutte le bambine dovrebbero averla nella loro biblioteca personale!
Beatrice Masini
Che fata che sei
Illustrazioni di Elena Temporin
2006, Einaudi Ragazzi
103 pagine
euro 8,50
Già che ci siamo, lo sapete che sapore ha la luna? La bambina cattura la fata selvatica per farsi accompagnare sulla montagna ed assaggiarne un pezzettino. Straordinario: sa un po’ di formaggio e un po’ di cielo.
Dovete sapere che le fate sono creature molto organizzate e metodiche. Questo l’ho capito parlando con mia figlia, che le conosce bene: loro non preparano dolci difficili ma tendono a semplificare all’estremo, apportando poi mille varianti alle loro ricette di base, che si trasmettono da sempre.
“Mamma, fammi la torta lunga della fata”, mi chiede Carolina quest’inverno.
La torta lunga della fata? E com’è? “E’ semplice: è lunga, bianca e nera. Ed è soffice come una nuvola”.
Dovendo partire da queste indicazioni, una mamma cosa fa? Fa quadrare il più possibile i conti e mette insieme gli ingredienti in modo rigoroso. Poi si fa prestare la bacchetta magica della sua bambina e la torta magicamente riesce un incanto. La mamma, ringraziando le fate, decide di usare sempre quella ricetta per tutte le colazioni, semplicemente con qualche piccola variante che la rende ogni giorno diversa e nuova, facile e veloce: in una parola, magica.
Prendo 2 uova: separo i bianchi, li monto bene e li lascio da parte; poi passo ai tuorli, con un goccio di acqua, e li monto con 200 g di zucchero che ho reso fine al macinino elettrico: montano meglio, e lo zucchero finissimo in commercio costa di più, quindi conviene farselo in casa!
Aggiungo 125 g di farina 00 e altrettanta fecola più tre quarti di bustina di lievito per dolci. Stempero bene con un mezzo bicchiere di birra bionda, unisco 60 g di burro fuso e 70 di olio di mais, incorporo gli albumi delicatamente, verso nello stampo da plumcake foderato di carta forno bagnata e strizzata (per non star lì nemmeno ad imburrare!), poi in forno a 190 °C per circa 45 minuti e via! La torta lunga è pronta :).
Per variare, modifico qua e là qualcosa, ma veramente poco: al posto della birra uso del succo di frutta avanzato, oppure il latte, specialmente se voglio farla al caffè: mi basta stemperare nel liquido tiepido qualche cucchiaio di caffè liofilizzato (vi ricordate la mia supercaffè ed i consigli della mia amica Carmen, che è un po’ fata anche lei?) e il gioco è fatto.
Vi ho detto però che Carolina la vuole di due colori. Allora, dopo aver versato un po’ di più di metà impasto –facciamo tre quarti –nello stampo, nell’impasto che rimane nella ciotola aggiungo un cucchiaione di Nutella, un po’ di cacao amaro –vado ad occhio, deve colorare bene –, un goccio di acqua e l’ultimo quarto di bustina di lievito; mescolo bene, verso sopra la parte bianca e affondo un poco con il cucchiaio qua e là. Questo è proprio il tocco magico per non far appesantire la parte al cacao e, di conseguenza, per non schiacciare anche quella bianca.
Inforno, metto a calore moderato –circa 190 °C- e faccio cuocere per tre quarti d’ora.
Certo è che in estate, il forno, non lo faccio andare volentieri: e allora domani vi racconto come ho adattato questa ricetta al fornetto fatato, e come da qui mi siano venute fuori altre due ricette magiche con il cioccolato bianco e nero, due autentiche nuvole di bontà!!!













4 commenti:
Anch'io vorrei una fetta di torta lunga..sono golosa!
Buona con la nuttela...mi segno la ricetta... mi sembra davvero soffice !
ciao e buona giornata!
Grazie Nicoleta! Pensa, proprio ieri era il compleanno della mia amica che mi ha insegnato ad usare la Nutella nelle torte, anni fa. la mamma di una compagna di Teresa, che adesso vive a Verona.
ma prima o poi vi metto anche i muffin solo con la Nutella... a dimostrazione che non serve nemmeno il burro, in certi casi :)
Io la uso per "caricare" il gusto del cacao amaro, che è un po' anonimo a volte, e in quella parte di composto la Nutella dà anche una grande morbidezza.
Un bacio, cara. A presto!
Ciao Laura, bella la torta delle fate, è vero a volte il cacao non si sente bene, devo provare ad aggiungere la nutella, i miei figli di sicuro la divoreranno, un bacio a tutti soprattutto all'amica delle fate
NOn ti dimenticare di "caricarla" bene di cacao -almeno tre cucchiai - e proprio poi per alleggerirla ci vogliono ancora un goccio di acqua o birra, la Nutella (che poi contiene il grasso e dà morbidezza) e il lievito ulteriore (altrimenti rimane gnucca).
Come stai, Carmen? Tutto bene a casa? E' un po' che non ti sento, amica mia...
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