Eh sì, avete letto giusto: negli ingredienti c’è anche la nostalgia. E nel titolo si accenna alla politica. Tenetevi forte: oggi mi voglio proprio sbilanciare :).
Mi manca troppo il mio lago. Io ho radici di acqua. Di Aquadulza, per citare il mitico Davide Van De Sfroos. Radici particolari, come quelle dei salici, che affondano salde nella terra eppure sono lambite da onde ripetute, da richiami vicini e lontani.
Gianni Rodari, nella Grammatica della fantasia, il testo programmatico in cui espone la sua poetica, scrive:
«Un sasso gettato nello stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore… Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni…»
Ecco, le mie radici di acqua dolce sono coinvolte in questo moto. Questa è la mia politica: una politica di mamma di acqua dolce. Mi sento in primis in tutto e per tutto radicata nella mia terra dei laghi, ma culturalmente parlando, debitrice appassionata di molta cultura padana e italiana, nelle quali quotidianamente mi formo, sia dal punto di vista letterario –la mia prima passione-sia da quello culinario, sia da quello eminentemente umano.
L’avrete capito perfettamente, se mi seguite con attenzione: non mi piace parlare di politica su internet e in particolar maniera sul blog: anzi, evito proprio di farlo, anche se la mia posizione è ben precisa e visibile. A volte, inizialmente sprovveduta nei primissimi passi in rete, mi sono abbandonata qui e là a qualche commento di natura “civile”, e ho trovato solo ostilità abbastanza volgari nei modi al mio pensiero. Mi sono fatta così l’immagine di una politica delle sciampiste da cui scappare come fosse la peste; un atteggiamento mentale che inquadra tutto, dalla cucina alla letteratura (due categorie a caso…) e chi più ne ha più ne metta attraverso una pseudoideologia (nemmeno un’ideologia, quindi) formata sul gossip grazie a letture amene che ti porge la sciampista, appunto, mentre aspetti diligentemente il turno del lavaggio alla tua postazione. Ma il paragone è forse inadeguato, ed è inclemente nei confronti della categoria, giacché la sciampista generalmente è gentile e soprattutto si industria ad essere più diplomatica possibile in quel lasso di tempo scarso che ti tiene in pugno.
Chiamiamolo allora politica fatta in ciabatte, che è forse più calzante. Un atteggiamento da donnicciola, da pettegola paludata di quartiere, che parla e sparla di Berlusconi, Bossi e Fini come se fossero suoi cugini (e così abbiamo trovato anche la rima) e che crede di essere una superstar solo perché in cucina affetta la cipolla con le ciabatte pitonate.
Sciò, alla larga, vade retro! Concediamoci piuttosto delle letture più interessanti, meno frettolose e ben strutturate, e magari confrontando posizioni diverse ed autorevoli, se vogliamo formarci un’opinione politica. Di questi tempi sarebbe proprio il caso.
Quanto a me, povera mamma di acqua dolce, il mio tempo qui, nella mia dimensione “virtuale”, lo voglio spendere in maniera diversa, più leggera, sicuramente meno impegnata ed impegnativa di quello che una seria analisi politica comporterebbe; e comunque rimanendo fuori da discorsi fatti in ciabatte, che tra l’altro non porto nemmeno essendo affezionata ai piedi nudi anche d’inverno. Se proprio volete affibbiarmi un’opinione precisa, e non potete fare a meno di pensarmi scorporata dalla politica, ascoltatemi in radio… quello sì che è un contesto politico, e lì mi spiace ma se scappa la battuta (del resto veramente rara, per conto mio che parlo solo di libri per bambini e cucina padana) mi sento a posto con la mia coscienza, politica, s’intende!
E adesso veniamo alla ricetta, che all’acqua dolce è strettamente legata. Ho scelto, a… commento di questa pagina, visto il successo di quelle precedenti, una nuova insalata di pastina.
Insalata di conchigliette, trota salmonata e zucchine
Ingredienti
250 g di pastina formato conchigliette (se trovate quelle rigate sono persino migliori)
due zucchine medie
tre filetti di trota salmonata (è perfetto anche cucinarne in forno, al cartoccio, una intera, meglio ancora se non salmonata: non sempre però se ne ha il tempo… io lo faccio fare a mio marito)
150 g di toma
menta, curry, limone, olio, sale
Come l’ho preparata
Mentre lesso la pastina (deve rimanere al dente), cuocio i filetti di trota in un fondo d’olio, spruzzandoli di limone. Li faccio raffreddare un poco, quindi li sfiletto ed elimino bene le lische.
Una volta scolata, e passata sotto un getto ripetuto di acqua fredda, la pastina, la verso in una ciotola e la condisco subito con un’emulsione composta da olio, limone, curry e foglie di menta tritate.
Nel frattempo avrò anche grigliato le zucchine affettate a listerelle. Le incorporo da fredde alla pastina, così come il pesce e la toma a dadini.
Aggiunto di sale (il pesce non era salato in precedenza ma la trota salmonata è già abbastanza saporita) e risistemo di olio e limone.
Questa ricetta è adatta anche per riciclare del pesce arrosto avanzato.













2 commenti:
Ti adoro, e non dico altro. Spero solo di incontrarti presto. A proposito, conosco le canzoni di Van De Sfroos perchè nel mio locale veniva a fare dei concerti Federico Goglio (in arte Skoll) che, oltre alla musica alternativa, ogni tanto suonava dei brani suoi. Pensa che coincidenza.
Grazie, Aldarita, veramente, di cuore. Adesso che abbiamo finalmente la macchina nuova (ci è arrivata l'altroieri sera!) potremo finalmente girare un po'... Mi piacerebbe molto venire dalle tue parti! Vediamo cosa si riesce a fare...
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