giovedì 29 luglio 2010

Di cigni, e di una nuova insalata di pastina (di treccine, toma e sgombro)

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Giornata uggiosa? Magari vi vien voglia di mettervi a leggere: e quindi scriviamo! :) Il risveglio a Biumo è stato un po’ freddino: 18 gradi, con temporale furioso e mal di testa al seguito. Ma per fortuna un bel caffè l’ha spazzato via in fretta: il mal di testa, intendo. Il brutto tempo, al contrario, perdura, e oggi pomeriggio probabilmente ci toccherà stare in casa.

Prima di tutto, urge comunicare che la mia amica di blog Carmen ha indovinato il quiz di ieri sulla frittata in letteratura (!): si trattava de “Le sorelle Materassi” di Aldo Palazzeschi. Bravissima, Carmen! Non era così facile. Na approfitto per consigliarvene la lettura, perché si tratta proprio di un gran bel romanzo, scritto bene, con ambientazioni magnifiche (la campagna fiorentina) e una storia che oserei definire piuttosto attuale: due sorelle (anzi, diciamo pure tre, anche se la terza funge da antagonista della vicenda) che, essendosi riscattate dalla povertà grazie al loro lavoro di ricamatrici, si ritrovano ad indebitarsi dopo aver adottato il nipote scapestrato, che adorano e a cui non lesinano alcun capriccio. Lettura a tratti triste, per altri versi comicissima. Un autentico capolavoro. Una curiosità: le due protagoniste hanno gli stessi nomi delle mie due bambine: Teresa e Carolina.

Ma torniamo a noi. Dicevamo del tempo: il lago è comunque bellissimo, quando è nuvolo: parola di mamma bionica. L’importante è che proprio non si metta a diluviare, perché poi, se piovono fulmini, c’è da aver paura, ed è meglio esser piuttosto lontani. E così ieri pomeriggio siamo stati lì, in spiaggia, sotto i nuvoloni che cedevano il loro argento incupito all’acqua; e, irriducibili, abbiamo atteso le prime luci della sera, i piedi confusi con le radici dei salici, con i cigni a tenerci una quieta compagnia. 

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I cigni. E’ in questo periodo che li si nota, sui laghi, con i loro piccoli, risalire le spiagge per brucare l’erba tenera, o nascondersi nei canneti per cercare un po’ di frescura.

All’inizio dell’estate, sulla nostra spiaggia, avevamo incontrato una famiglia numerosa come la nostra, e ci eravamo adottati a vicenda. Erano due genitori con i loro cinque cuccioli; percorrevano la costa, risalivano a riva per rinfrancarsi un po’ e verso sera sparivano a nord, dopo essersi rifocillati di steli teneri nei canneti. Ci eravamo adottati vicendevolmente, ci stavamo simpatici. Poi sono spariti, per mete nuove, quando l’erba è stata tagliata, e non si sono più visti.

In questi giorni sono riapparsi due nuovi esemplari, accompagnati da una coppia di piccoli. E’ impossibile che siano gli stessi di un mese fa, perché i cuccioli sono ancor più giovani di quelli che avevamo conosciuto. Questi devono aver evidentemente pochissimi giorni. Sono teneri, stanno parecchio tempo sull’erba, all’asciutto, i grandi vigilando che nessuno faccia del male ai piccolini.

Facciamo quindi attenzione. I cigni, come tutti gli animali, sono molto protettivi nei confronti dei loro cuccioli. Possono diventare anche aggressivi, se ci si avvina troppo alla loro prole. Non fate quindi come quei turisti, visti un paio di sere fa, che si sono piazzati proprio ad un soffio dai regali volatili a fare un picnic (cosa che sarebbe persino vietata, se fatta in grande stile: come sempre, est modus in rebus, e non aggiungo altro). Ma, soprattutto, non date alcun fastidio ai piccoli. Se poi il cigno grande soffia, o peggio ancora spara generose beccate, ha ragione lui: e un loro fendente può essere pericolosissimo se non avete i riflessi pronti. Fortunatamente quei turisti li avevano, ma… bagnante avvisato, mezzo salvato.

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Ma adesso veniamo alla pappa. In questi giorni ho preparato una nuova insalata di pastina. Vi ricordate quella di tempestina? Ecco, questa volta avevo in dispensa una confezione di treccine Barilla (sì, lo so, è pubblicità gratuita, ma sono un formato che a casa mia va moltissimo!) e ho pensato bene di fare una…

Insalata di treccine, formaggio e sgombro in scatola

(che buona che buona che buona!)

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Ingredienti:

una confezione di pasta formato treccine (g. 250)

una decina di pomodorini pizzutelli

150 g circa di toma del Biellese (se non la trovi, cerca comunque un formaggio a pasta semidura e piuttosto dolce, per far contrasto col sapore deciso dello sgombro)

due confezioni di sgombro al naturale (sì, lo so, è un pesce di mare… insomma, me la concedete ogni tanto una licenza poetica o no?)

olio d’oliva buono (io sono affezionata all’olio Guardone, un delicato nettare rivierasco)

tre foglie di menta

limone

Preparazione

Lessa la pastina in abbondante acqua salata, facendola rimanere al dente.

Scolala e versaci abbondante acqua fredda per fermare completamente la cottura: anziché usare il getto d’acqua corrente, io riempio la pentola due o tre volte di acqua fredda e poi la verso sulla pastina a scolare nello scolapasta.

Condisci con olio e limone, quindi completa l’insalata con il formaggio ridotto a dadini, i pomodorini tagliati a piccoli spicchi e lo sgombro spezzettato con i rebbi di una forchetta. Profuma con le foglie di menta tritate. Non aggiungere sale perché lo sgombro è già piuttosto sapido.

 

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Alla prossima!

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