Benvenuti al Parco Molina, a Biumo Inferiore, la storica castellanza bosina dove vivo con la mia famiglia: un capolavoro di nettezza urbana a due passi dal centro cittadino; un angolo evidentemente reietto di Varese, al quale dalla vigilia di Natale non si può nemmeno accedere tramite quella strettoia a senso unico che è via Brunico, chiusa per una frana e non ancora riaperta. Qui, verosimilmente, stando alle fonti archivistiche spulciate con pazienza da certosina dalla compianta paleografa Luisa Zagni, in epoca bassomedievale prosperavano meravigliosi vigneti. Oggi una sola cosa invece pare attecchire e fruttificare in questi suoli: la spazzatura.
Da diversi anni gli abitanti del quartiere scrivono agli amministratori locali per chiedere un intervento risolutivo, quantomeno di chiusura notturna ai non residenti (i parcheggi interni al parco sono di pertinenza degli abitanti dei condomìni adiacenti) così come avviene pressoché dappertutto, ma le lamentele sono sempre risultate inascoltate.
Un paio di anni fa me ne ero occupata anch’ io in un servizio di denuncia proprio sul mio blog, girando il link al post via mail a qualche indirizzo strategico fra cui la testata online Varesenews, che sola aveva accolto pubblicamente la mia protesta. Da allora, dopo un paio di alluvioni e temporali devastatori, gli unici interventi del Comune a salvaguardia delle strutture del parco sono state l’abbattimento di qualche albero giudicato pericolante, il raddrizzamento della fontana e il recupero di un paio di assi seminuove per le altalene che ne erano rimaste prive: null’altro. Sola, a ricordarci che quello era un parco a misura di bambino, era rimasta a futura memoria - più o meno all’ingresso posteriore del polmone verde ( si fa per dire, ovviamente...) - la lapide che commemorava la definizione dei diritti ONU del bambino. Forse che i bambini di Biumo hanno meno diritti di tutti gli altri? Ironia della sorte, per il decennio successivo al ‘99 la targa non è stata aggiornata: coda di paglia o semplice dimenticanza?
Giudicate adesso voi se questo, in data due gennaio, può essere considerato un parco a misura di bambino: sulla consunta targa di legno che originariamente invitava a tener pulito il parco, l’unica scritta leggibile parrebbe pensarla molto diversamente.
Facciamo allora un giretto di perlustrazione per la struttura. Vi ricordo che queste foto sono state scattate la mattina del due di gennaio: tenetelo a mente perché fra poco vi mostrerò l’aggiornamento in tempo reale.
Innanzitutto, a pochi passi dall’ingresso principale, cartoni da imballaggio aperti accanto alle panchine parlano forse di un vento forte che ha disperso gli ultimi ricordi del Natale, volendo forzatamente trovare il lato poetico della situazione.
E non è il solo.
All’estremo opposto del parco, un sacchetto abbandonato pieno di rifiuti giace su un angolo di una panchina.
Che si sia festeggiato lo si intuisce anche da cartoni di grandezza più modesta, che contenevano pandori e panettoni. Ma torniamo alle panchine: macerate come sono, reggeranno un’altra stagione di piogge?
L’altalena dei più grandicelli è stata nuovamente divelta e nessuno l’ha più aggiustata da mesi.
Ci vuole molto, poi, a rimettere il seggiolino anticaduta per i piccolini, come in tanti altri parchi? Eppure siamo alle solite: questo è quel che passa il convento. Qualche anno fa, quando ancora c’era, era il gioco preferito dei miei bambini.
Rifiuti ovunque: sotto le panchine, sotto le fronde degli alberi, persino accanto ai cestini. Per forza: due su tre sono pieni e nessuno passa a svuotarli.
La scarpata è una discarica a cielo aperto…
…e quel che è peggio, non c’è alcuna protezione: persino quei ridicoli legni di cinta sono stati in gran parte divelti.
La fontana resiste, ma l’acqua non c’è: ma questo da mesi, e non certo per il fatto che è inverno.
Unico povero gioco rimasto degno di tal nome sono un paio di scivoli un po’ malconci.
Questa impalcatura invece è un po’ ridicola, dato che l’albero è secco.
Ma voltiamo pagina, per modo di dire, e veniamo a stamattina, quattro gennaio. Alle dieci la situazione che si presentava sotto i miei occhi era questa, tralasciando le strutture sinistrate ovviamente rimaste tali:
Come potete notare, tutto è rimasto nella stessa posizione, e la spazzatura è persino lievitata. E a qualcuno dev’essere venuto il mal di stomaco ad entrare nel parco, a giudicare da questa foto scattata all’ingresso principale: il degno commento di chiusa a questa increscioso reportage che mi è toccato fare sperando che a Palazzo Estense, finalmente, si aprano un po’ gli occhi e ci si impegni a risolvere la situazione, facendo leva magari su un posticino rimasto da riempire fra i buoni propositi per l’anno nuovo: anche se dal Parco Molina non ci passa proprio nessuna tangenziale.






2 commenti:
Ciao Laura! E' un po' che non ti vengo a trovare, sono mesi concitati e non ho tempo per tutto, ma forse fra qualche giorno cambierà qualcosa e dopo sarò un po' più presente. Anche a me spiace il degrado nel quale vengono lasciati alcuni parchi giochi, ma un amministratore mi aveva detto:" tanto i bambini non votano...". E certo, stronzo, ma le mamme si!!!!!!!!!!!!!!!!! A presto
Mamma mia! Non ho parole. Bentornata Aldarita, fa sempre piacere leggerti su questi spazi. A presto e un bacio al nipotino.
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