Ultimo dell’anno in casa Lucchetti: e, come sempre, lo si passa un po’ a rassettare, un po’ a fare lavatrici rituali, un po’ a prendere antibiotici… e molto, ma proprio molto a cucinare. Pensavate forse il contrario?
Fra parentesi, lasciatemi togliere i sassolini dalla scarpa, almeno una volta l’anno. Ebbene sì, lo confesso: sono bionica, ma quando arrivano le vacanze di Natale, immancabilmente mi va in tilt qualche periferica. Non so, fate voi: vi basta un ascesso al dente la sera di Santo Stefano, un molare cattivo cattivo vicino a quello del giudizio che ho tolto un paio di mesi fa, con mal di testa strategici? Mettiamoci anche la lavatrice che dopo cinque anni di onorato servizio e tre carichi pieni/die va a farsi benedire all’improvviso, e forse potrete capire lontanamente questa mamma che durante le feste si sente un po’ come la pelle dello stracchino: però ovviamente nessuno lo sa, perché siamo in vacanza, quindi io passo –e devo passare –per la mamma bionica che non perde mai un colpo.
Vabbè: meglio fare invidia che pietà, diceva mia nonna. No, anzi, per carità, niente invidia che è una parola brutta; buttiamola proprio via, come una cosa vecchia, antipatica, proprio la cosa che un po’ mio malgrado mi sono attirata addosso quest’anno da diverse parti e di cui non voglio proprio più sentir lontanamente parlare. Facciamo così: vi do la ricetta dell’ultimo dell’anno, il mio cavallo di battaglia da qualche anno a questa parte, e andiamo tutti a prepararci per il cenone. Anzi, prima mi metto a stirare due cosine che mi sono rimaste indietro (non so se si nota… vabbè, è vacanza, dai! Non venite a raccontarmi che voi avete sempre una casa che sembra un gioiello).
A proposito: il mio sarà sobrio, come l’anno che voglio inaugurare, com’è la mia vita e quella dei miei cari. Staremo in casa, spareremo qualche miccetta, mangeremo qualche tartina e un panettone che ho fatto io e che mi vergogno persino a mostrarvi perché è a impasto diretto e perché non è nemmeno un vero panettone (no, non è vero: non posso fotografarlo perché è ancora in cottura…) e vi faremo gli auguri magari via FB, se siete nei nostri contatti. Tradizione vorrebbe che ci si vestisse con qualcosa di nuovo; ma io non ci avevo proprio pensato, e d’altra parte non avevo voglia di spendere inutilmente. Però, rovistando nei cassetti, mi sono accorta di avere un vestito nuovo mai usato, verde brillante, che avevo comperato per la festa di Radio Padania dell’anno scorso e che non avevo messo perché alla fine non ci entravo ancora: bene, adesso mi va a pennello e lo sto rinfrescando nella mia lavatrice rimessa a lucido: con un giro di asciugatrice sarà pronto per domani e farà pendant con le pareti di casa, con questo cotechino in crosta verde e col panettone ovviamente dello stesso colore che sto preparando per domani.
Nel frattempo vogliate gradire gli auguri anche dalla mia mamma, con le sue spaziali frittelline di carciofi (ovviamente pure loro verdi) che ci ha preparato per il 27. Ecco, i quadri che vedete nelle foto sono tutti firmati da lei.
COTECHINO IN CROSTA VERDE E PANETTONE VERDE (PADANIA, of course)
400 g di farina e 00 e e 350 di farina 0; un cucchiaino di malto di riso (potete eventualmente sostituirlo con un cucchiaino di miele d’acacia); un cucchiaio di zucchero; 500 g di spinaci già mondati (in pratica una busta da supermercato); una patata lessa del peso esatto di 100 g (considerata già lessata e sbucciata); 40 g di burro e 20 di strutto (in pratica due cucchiai di burro e uno di strutto); un cucchiaino da the colmo di sale; mezza busta (un cucchiaio) di lievito granulare di birra; 100 g di grana grattugiato; una generosa grattata di noce moscata; 3 uova
Come si procede.
Asciugati in padella con un filo d’olio gli spinaci, frullarli con la patata lessa e le uova. Nell’impastatrice, dopo averli raccolti con la frusta a k, inserire quella a gancio e lavorare 25 minuti la purea di spinaci con la farina e gli altri ingredienti a velocità uno. L’impasto risulterà molto morbido, anzi appiccicoso ma va bene così. Rivoltatelo con l’aiuto di un cucchiaio in una ciotola infarinata, copritelo con la pellicola e fatelo lievitare sino al raddoppio in forno tiepido.
Fategli fare le pieghe di Adriano su un piano infarinato, per due volte, dopodiché pesatelo: sarà circa un chilo e mezzo. Dividetelo in due parti, una leggermente più grossa dell’altra: con questa riempite uno stampo di carta da panettone da 750 g, incidete la croce sopra e riponete a lievitare nel forno tiepido sino a che il panettone non vi sembra sufficientemente lievitato: il mio sta ancora lievitando, tra l’altro sotto una campana casalinga creata con la ciotola dell’impastatrice… per cui vi mostro per ora solo la prima fase e vi aggiorno cammin facendo.
Cuocete a 180 °C in forno ventilato, dopo aver spennellato delicatamente con tuorlo d’uovo diluito con poco latte la superficie.
Con la seconda parte procedete ad ingabbiare il cotechino come da questo mio post di due anni orsono (aggiornando la data, ovviamente :))
Non mi resta che augurarvi un frizzante 2010 pieno di salute, amore, fecondità e soddisfazioni!
Laura, la mamma quasi-bionica
P.S.: Troverete le foto del cotechino di domani, che è già pronto da riscaldare (qui ci si deve organizzare per tempo!)… ovviamente, domani, per ragioni beneaugurali!












