giovedì 31 dicembre 2009

Si prepara il cotechino, naturalmente in verde

P1010480 Ultimo dell’anno in casa Lucchetti: e, come sempre, lo si passa un po’ a rassettare, un po’ a fare lavatrici rituali, un po’ a prendere antibiotici… e molto, ma proprio molto a cucinare. Pensavate forse il contrario?

Fra parentesi, lasciatemi togliere i sassolini dalla scarpa, almeno una volta l’anno. Ebbene sì, lo confesso: sono bionica, ma quando arrivano le vacanze di Natale, immancabilmente mi va in tilt qualche periferica. Non so, fate voi: vi basta un ascesso al dente la sera di Santo Stefano, un molare cattivo cattivo vicino a quello del giudizio che ho tolto un paio di mesi fa, con mal di testa strategici? Mettiamoci anche la lavatrice che dopo cinque anni di onorato servizio e tre carichi pieni/die va a farsi benedire all’improvviso, e forse potrete capire lontanamente questa mamma che durante le feste si sente un po’ come la pelle dello stracchino: però ovviamente nessuno lo sa, perché siamo in vacanza, quindi io passo –e devo passare –per la mamma bionica che non perde mai un colpo. P1010040

Vabbè: meglio fare invidia che pietà, diceva mia nonna. No, anzi, per carità, niente invidia che è una parola brutta; buttiamola proprio via, come una cosa vecchia, antipatica, proprio la cosa che un po’ mio malgrado mi sono attirata addosso quest’anno da diverse parti e di cui non voglio proprio più sentir lontanamente parlare. Facciamo così: vi do la ricetta dell’ultimo dell’anno, il mio cavallo di battaglia da qualche anno a questa parte, e andiamo tutti a prepararci per il cenone. Anzi, prima mi metto a stirare due cosine che mi sono rimaste indietro (non so se si nota… vabbè, è vacanza, dai! Non venite a raccontarmi che voi avete sempre una casa che sembra un gioiello).

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A proposito: il mio sarà sobrio, come l’anno che voglio inaugurare, com’è la mia vita e quella dei miei cari. Staremo in casa, spareremo qualche miccetta, mangeremo qualche tartina e un panettone che ho fatto io e che mi vergogno persino a mostrarvi perché è a impasto diretto e perché non è nemmeno un vero panettone (no, non è vero: non posso fotografarlo perché è ancora in cottura…) e vi faremo gli auguri magari via FB, se siete nei nostri contatti. Tradizione vorrebbe che ci si vestisse con qualcosa di nuovo; ma io non ci avevo proprio pensato, e d’altra parte non avevo voglia di spendere inutilmente. Però, rovistando nei cassetti, mi sono accorta di avere un vestito nuovo mai usato, verde brillante, che avevo comperato per la festa di Radio Padania dell’anno scorso e che non avevo messo perché alla fine non ci entravo ancora: bene, adesso mi va a pennello e lo sto rinfrescando nella mia lavatrice rimessa a lucido: con un giro di asciugatrice sarà pronto per domani e farà pendant con le pareti di casa, con questo cotechino in crosta verde e col panettone ovviamente dello stesso colore che sto preparando per domani.

Nel frattempo vogliate gradire gli auguri anche dalla mia mamma, con le sue spaziali frittelline di carciofi (ovviamente pure loro verdi) che ci ha preparato per il 27. Ecco, i quadri che vedete nelle foto sono tutti firmati da lei.

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COTECHINO IN CROSTA VERDE E PANETTONE VERDE (PADANIA, of course)

400 g di farina e 00 e e 350 di farina 0; un cucchiaino di malto di riso (potete eventualmente sostituirlo con un cucchiaino di miele d’acacia); un cucchiaio di zucchero; 500 g di spinaci già mondati (in pratica una busta da supermercato); una patata lessa del peso esatto di 100 g (considerata già lessata e sbucciata); 40 g di burro e 20 di strutto (in pratica due cucchiai di burro e uno di strutto); un cucchiaino da the colmo di sale; mezza busta (un cucchiaio) di lievito granulare di birra; 100 g di grana grattugiato; una generosa grattata di noce moscata; 3 uova

Come si procede.

Asciugati in padella con un filo d’olio gli spinaci, frullarli con la patata lessa e le uova. Nell’impastatrice, dopo averli raccolti con la frusta a k, inserire quella a gancio e lavorare 25 minuti la purea di spinaci con la farina e gli altri ingredienti a velocità uno. L’impasto risulterà molto morbido, anzi appiccicoso ma va bene così. Rivoltatelo con l’aiuto di un cucchiaio in una ciotola infarinata, copritelo con la pellicola e fatelo lievitare sino al raddoppio in forno tiepido.

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Fategli fare le pieghe di Adriano su un piano infarinato, per due volte, dopodiché pesatelo: sarà circa un chilo e mezzo. Dividetelo in due parti, una leggermente più grossa dell’altra: con questa riempite uno stampo di carta da panettone da 750 g, incidete la croce sopra e riponete a lievitare nel forno tiepido sino a che il panettone non vi sembra sufficientemente lievitato: il mio sta ancora lievitando, tra l’altro sotto una campana casalinga creata con la ciotola dell’impastatrice… per cui vi mostro per ora solo la prima fase e vi aggiorno cammin facendo.

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Cuocete a 180 °C in forno ventilato, dopo aver spennellato delicatamente con tuorlo d’uovo diluito con poco latte la superficie.

Con la seconda parte procedete ad ingabbiare il cotechino come da questo mio post di due anni orsono (aggiornando la data, ovviamente :))

Non mi resta che augurarvi un frizzante 2010 pieno di salute, amore, fecondità e soddisfazioni!

Laura, la mamma quasi-bionica

P.S.: Troverete le foto del cotechino di domani, che è già pronto da riscaldare (qui ci si deve organizzare per tempo!)… ovviamente, domani, per ragioni beneaugurali!

martedì 29 dicembre 2009

“Le avventure di Pierino”, di Piero Chiara

Delle diverse letture che quest’anno mi sono riuscita a concedere in tarda serata, mentre nel lettone vegliavo il primissimo sonno di Carolina e davo magari l’ultima poppata ad Agostino, una che mi ha tenuta avvinta sino all’ultima pagina è la raccolta de Le avventure di Pierino di Piero Chiara, di cui almeno un paio di volte ho parlato in radio.

PIERO CFllARA

L’avevo trovato quasi per caso nei libri usati del Libraccio, nel senso che pur cercandolo da tempo, quel giorno avevo in mente proprio tutt’altro: e per soli 3 euro e 50 centesimi quel pomeriggio sono venuta in possesso di un piccolo gioiello della letteratura per ragazzi, che consiglio però, dato l’interesse non solo narrativo ma anche di carattere documentaristico e linguistico –molte le chicche in vernacolo-, a tutti coloro che amano leggere spaccati d’epoca sul varesotto.

Quel Pierino, che dalla stesura del libro è diventato l’antonomasia del monello di paese, altri non è se non lo scrittore stesso che racconta gli anni delle scuole elementari, trascorsi ad architettare coi compagni di strada bricconate più o meno memorabili. Ingegnoso come tutti i bambini particolarmente svegli della sua età, Pierino, due terze ripetute a suon di bigiate, pur essendo un rampollo di commercianti e quindi destinato agli studi, passa i suoi mercoledì al variopinto mercato di Luino, la città lacustre dov’è nato “in remote stanze sopra i tetti” nella secentesca casa Zanella e che nel primissimo Novecento è un attivissimo crocevia commerciale tipico delle terre di frontiera.

Il mercoledì è il giorno che la direzione scolastica ha decretato di chiusura settimanale contro il giovedì di tutto il resto del Regno proprio in ragione dell’importanza del mercato che si tiene a metà settimana fin da un’antica concessione di Carlo V, confuso nell’immaginario collettivo con il ben più popolare Carlo Codega. Questa giornata così carica di aspettative per tutti i luinesi è anche il momento magico in cui tutti i sogni dei monelli si possono finalmente realizzare: rubare le angurie al fruttivendolo, saltare dai tetti in mezzo alla folla atterrita con un paracadute di fortuna, fare da spalla ad improbabili attrazioni circensi. Tante sono le monellerie a sfondo goloso, in un mercato in cui convergono venditori onesti e ciarlatani, bancarellai improvvisati e imbonitori, saltimbanchi da quattro soldi e commercianti cittadini con spazi affittati per tutto l’anno. Una curiosità: nella nutrita commedia umana che affolla le vie della fiera compare anche la figura del ricco formaggiaio Berlusconi, che si trova suo malgrado coinvolto in un lancio di forme di gorgonzola, taleggio e grana padano di cui aveva omaggiato tre sorelle zitelle divenute ladre per inopia.

Il libro si articola in due parti. Se nella prima è il mercato stesso nella sua coralità di personaggi a riempire il palcoscenico, tant’è vero che di questi racconti sono state tratte diverse riduzioni teatrali per bambini, nella seconda – Pierino non farne più! – il piccolo delinquente in erba ritorna a fagocitare la scena, combinandone davvero di tutti i colori, sino a finire in collegio dall’altra parte del lago. Stupenda e inaspettata giunge, in queste pagine incalzanti di eventi e birbonate, la dichiarazione d’amore di Chiara per la sua Luino, scaturita da un tema scolastico che chiedeva di parlare del proprio paese. “Il suo paese, Luino, nell’alto Lago Maggiore, si era accorto di amarlo fin da quando lo avevano portato dai salesiani di Intra. Malato di nostalgia senza saperlo, scrisse dieci pagine piene di rimpianto, parlando degli amici, del lago, dei monti, delle campagne”: ne ricaverà il primo e forse unico dieci della sua disastrata carriera scolastica.

Fra i racconti più simpatici e legati all’argomento più o meno gastronomico, dato il periodo, mi piace segnalarvi l’esilarante Il panettone, in cui il nostro Pierino arriva magistralmente a rubare al corriere postale un panettone destinato ad un austero professore. E chi se lo sarebbe mai aspettato che quel narigiatt de quater sold sarebbe diventato uno degli scrittori più amati del Novecento? Pensiamoci, mentre stiamo meditando il castigo per il nostro piccolo malfattore di casa, che magari si fa pregare in cinese di fronte ad una pagina bianca o, peggio ancora, macchiata di impronte digitali di penna cancellabile come fosse un casellario giudiziale? Potremmo avere sotto il naso un futuro poeta e non saperlo ancora.

Piero Chiara, Le avventure di Pierino

Mondadori Junior +10

Maggio 2003, terza ristampa

(fuori catalogo)

lunedì 28 dicembre 2009

Passato il Natale…

… e il primo round di feste, eccomi qui finalmente di nuovo a tentare di mettere insieme sul portatilino due righe filate per i miei amici internauti. Ma prima di tutto un saluto a Maurina ed ai suoi lettori che stanno scrivendo delle mie crocchette di cavolfiore: grazie per il pensiero e un bacio a tutti voi, grossissimo a Maurina che è sempre così gentile e cara (ed è creatura di lago come me :))

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Oggi, giornata dedita al totale relax (anche per colpa di un nuovo dente che mi sta facendo dannare), mi sento particolarmente in vena di confidenze: così voglio ammettere di aver battuto la fiacca per troppo tempo con la scrittura, cosa che non si dovrà assolutamente ripetere con l’anno nuovo.

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Il mio blog era nato nel 2007 come un informale esercizio di scrittura intorno alle persone ed alle cose che riempiono la mia vita; in poco tempo però si era trasformato in un’avventura impegnata nella ricerca delle tradizioni culinarie del mio territorio ed io, di natura ipercritica con me stessa, avevo finito per stancarmene e non reggere più l’impresa, soprattutto dopo la nascita di Agostino, abbandonando le pagine virtuali come non fossero state nemmeno più mie, e quasi dimenticandomene, salvo qualche sporadico ritorno di fiamma momentaneo, seguito immancabilmente da lunghi ed imbarazzati silenzi.

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Ecco, il proposito scrittorio dell’anno nuovo sarà proprio quello di riprendere in mano il mio lavoro e ridargli la forma che per lui avevo pensato in origine: un diario in cui annotare tanti pensieri di varia condizione e che mi rappresentino per quella che sono, giorno per giorno o quasi, senza troppe pretese, né da parte mia, né tantomeno –almeno spero –da parte di chi mi legge. Un lavoro più pretenzioso non saprei proprio come gestirlo, in questo momento, né tantomeno vorrei affidarlo principalmente al web, così poco tutelato dal punto di vista dei diritti del lavoro intellettuale, visto che, tanto per dirvi, mi è recentemente capitato di accorgermi per puro caso che una pur piccola parte del mio servizio sul Maratelli fosse stato copiato ad uso di un sito che non aveva usato nei miei confronti la cortesia di evidenziarne la paternità... o la maternità, fate voi (cosa per carità risolta con tante scuse, chiariamo, però... però... si possono evitare certe cadute di stile, vero?)

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Ma passiamo oltre. Oggi avrei da raccontarvi il mio Natale, ma visto che si è svegliato in questo momento Agostino, che a quindici mesi reclama in diverse ore del giorno la sua ciuccia, e che a giudicare dagli strilli lo sta facendo anche adesso, inizio semplicemente a mostrarvi i preparativi del cappone e della gallina. Dovete sapere che i ripieni li ho preparati in anticipo e congelati, per una maggiore organizzazione del lavoro: un consiglio che mi sento di darvi con tutto il cuore se avete anche voi problemi di ménage. Il 23 sera li ho scongelati, riposti in frigorifero e tirati fuori il 24 pomeriggio, quando poi ho riempito i due volatili e li ho fatti ricucire da mio marito –forse ricorderete - come l’anno scorso.

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Le foto che inframmezzano il post raccontano di questa pietanza chiave del nostro Natale: Francesco che cuce cappone e poi gallina; cappone affettato sulla tavola di Natale; insalata di cappone e gallina con renette, sedano e toma per il giorno del 26 – bellissimo pranzo con un caro amico e poi a seguire pomeriggio divertentissimo con cugini e zii e persino il mio nipotino neonato –; ripieni in gelatina sempre per il 26 (in gelatina di dado con due parti di acqua e una di vino bianco, una bella idea e coreografica per tener morbido e conservare bene il ripieno, posto sul davanzale della finestra a due gradi sopra lo zero: persin troppo caldo per queste giornate natalizie).

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Il ripieno del cappone era fatto di trita di vitello, arrosto di lonza di maiale, salsiccia, amaretti, noci ed uvette, come usa a Milano –la mia mamma è milanese, anche se bergamasca di nascita –; quello della gallina, più povero, e tipicamente varesotto era a base di mela renetta, salsiccia e fichi secchi, e me l’ha consigliato la mia cara vicina di casa che è anche un po’ il mio oracolo per la cucina nostrana.

A domani, o almeno prometto che ci tento.

venerdì 25 dicembre 2009

Buon Natale!

Digitalizza09-12-20 1736

Tanti cari auguri di Buon Natale a tutti voi e alle vostre famiglie!

Un bacio dalla mamma bionica con il papà e i piccolini.

Ci riaggiorniamo presto, promesso!

Laura

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