Buona domenica!
Ieri a Varese siamo entrati nella settimana del Carnevale, e in una cerimonia a Palazzo Estense le chiavi della città sono state consegnate al Re Bosino che le terrà sino al sabato grasso. Il rito ambrosiano prevede infatti quattro giorni in meno di Quaresima, perché vengono “recuperati” con le domeniche, che anticamente rientravano nel regime del digiuno quaresimale.
In questi giorni, come tradizione vuole, sto sfrittellando a più non posso… e se ne saranno accorti di sicuro i poveri vicini! I golosastri di casa stanno passando al vaglio le ricette migliori da riservare per le giornate clou del Carnevale.
La nostra maschera locale è il Pin Girometta, disegnata negli anni Cinquanta dal poeta Talamoni sulla falsariga di un personaggio, a metà fra la storia e la leggenda, che nel Settecento vendeva le giromette ai pellegrini del Sacro Monte, ma anche spille, bottoni e tanti oggetti strani.
Ieri a Varese siamo entrati nella settimana del Carnevale, e in una cerimonia a Palazzo Estense le chiavi della città sono state consegnate al Re Bosino che le terrà sino al sabato grasso. Il rito ambrosiano prevede infatti quattro giorni in meno di Quaresima, perché vengono “recuperati” con le domeniche, che anticamente rientravano nel regime del digiuno quaresimale.
In questi giorni, come tradizione vuole, sto sfrittellando a più non posso… e se ne saranno accorti di sicuro i poveri vicini! I golosastri di casa stanno passando al vaglio le ricette migliori da riservare per le giornate clou del Carnevale.
La nostra maschera locale è il Pin Girometta, disegnata negli anni Cinquanta dal poeta Talamoni sulla falsariga di un personaggio, a metà fra la storia e la leggenda, che nel Settecento vendeva le giromette ai pellegrini del Sacro Monte, ma anche spille, bottoni e tanti oggetti strani.

Ma dall’epoca dei Mondiali di Ciclismo, la terza settimana del settembre del 2008, ad affiancarlo c’è anche il suo piccolino: Pinin Rudèla, che quindi è nato esattamente una settimana dopo Agostino!

Sul sito del Comune di Varese trovate la locandina della manifestazioni del Carnevale Bosino.
Ma torniamo alle frittelle. Provando e riprovando (e puzzando anche un po’ troppo di fritto, ma questo è secondario: adoro friggere!!!) abbiamo eletto regina delle frittelle 2009 questa ricetta che vi passo con molto entusiasmo: una ricetta infallibile per fare in casa le chiacchiere, ciaciar in dialetto.
Da buona bosina uso la birra, quella buona che ho dietro casa, come variante al bicchierino di grappa o di vino. Le dosi sono sempre le stesse che si trovano sui giornali o sui siti di cucina, compresa la mia ricetta che gira in rete più o meno dal 2001 e che trovate in questo magnifico pdf sul sito della mia amica Luisa. Però gli accorgimenti per riuscire a farle leggere e friabili non si leggono dappertutto: perciò andate aventi con la lettura e... ricordatevi che le cose migliori si possono fare in casa con pochi soldini e tanto entusiasmo!
I ciaciar
Impasto: 250 g di farina + un altro pochino
un uovo medio
50 g di zucchero semolato
25 g di burro
birra chiara
un litro di olio per friggere, possibilmente con la friggitrice
Tutte le ricette che trovate in giro girando sono per un mezzo chilo di farina, mentre sappiate che con soli 250 g vi salta fuori un vassoio enorme con circa 6-7 etti di chiacchiere. Tenete poi conto che è un lavoro un po’ lunghetto, quindi potreste anche stancarvi di tirare un impasto ponderoso, e lo gettereste via senza tanti scrupoli. Il mio consiglio quindi è quello di gestirne poco e di riutilizzare gli avanzi. Riuscirete sicuramente nell’impresa senza stancarvi troppo (e digerire male!)
Impastate a mano: 250 g di farina sono poco più di un pugnetto, non fate gli scansafatiche! Questo vi permetterà di controllare meglio la consistenza dell’impasto, che per le chiacchiere è fondamentale.
Prima di tutto fate la fontana e impastate farina, burro freddo, uovo e zucchero aggiungendo poco per volta la birra fredda di frigo (è molto importante) fino ad ottenere un impasto morbido. Tenete a portata di mano il sacchetto della farina e spolverate un poco il piano per farne assorbire all’impasto ancora un poco e renderlo liscio e per nulla appiccicoso.
Riponete l’impasto in frigorifero per un’ora, avvolto nella pellicola.
Trascorso il tempo, mettete l’olio nella friggitrice togliendo il cestello, che non serve. Accendetela a 190 °C. Dividete l’impasto in tante porzioni grosse come un pugnetto di bambino, quindi infarinatele tutte e cominciate a passarle attraverso il rullo della macchinetta per la pasta, allo spessore più grosso.
Reinfarinate le sfoglie, piegatele in due e ripassatele nello stesso spessore. Ripetete l’operazione sempre infarinando e ripiegando, è molto importante per incorporare l’aria che produrrà le bolle, fino a raggiungere l’ultimo spessore, il più sottile.
Fate molta attenzione a non infarinare il piano di lavoro appoggiando la sfogliata finale: la farina non deve entrare nell’olio perché lo brucerebbe. Ora ritagliate con la ruota dentellata le chiacchiere nella forma che preferite: io le faccio a rettangoli e con due ritagli interni. Tuffatele nell’olio bollente tre alla volta e non di più, giratelele quando le vedete gonfie e dorate, scolatele su carta assorbente e ripetete l’operazione sino a terminare le strisce.
Con i ritagli di pasta potete fare altre chiacchiere. Mi raccomando: tenete aperta la friggitrice per tutto il tempo: è un po’ un controsenso ma a me sono venute bene solo così, ed erano piene di bolle!
Trasferitele quindi in un vassoio allegro e cospargetele con tanto zucchero a velo.
Trasferitele quindi in un vassoio allegro e cospargetele con tanto zucchero a velo.













2 commenti:
Sono sempre buone in qualunque modo le si faccia. Con la birra mi mancano, ma saranno il prossimo esperimento. Poi i racconti che accompagnano le tue ricette sono sempre piacevoli e a misura d'uomo (e di donna)
Mai fatte con la birra...li devo provare.
Buona settimana!
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