
lunedì 31 dicembre 2007
Buon anno!

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sabato 29 dicembre 2007
La grappa del pompiere
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venerdì 28 dicembre 2007
Riflettendo sul panettone antico...
In quel periodo si stava lavorando alla facciata di San Vittore, quella che in questi giorni secondo un'usanza postconciliare reca una lunetta tutta natalizia con la Natività del Signore. Ne approfitto per mostrarvela, anche se purtroppo è ingabbiata nelle impalcature che servivano per allestire il palco per la recita della vigilia di Natale.
Certo è che almeno a Natale si avrà avuto qualche uovo - un po' tutti avevano un cortile-, un po' di miele e del formaggio da poter utilizzare per arricchire questo pane. Da noi il formaggio per eccellenza era quello di capra, che a quest'epoca, capre montate da settembre secondo natura, sarà stato non certo fresco ma stagionato e burroso: ecco come si sarà arricchito da noi il pane dolce di Natale. Non parliamo dello zucchero, costosissimo, e che comunque entra in cucina solo dopo le Crociate che lo introdussero in Europa. Noci, nocciole, fichi, uva magari fatta appassire avranno completato l'opera.
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giovedì 27 dicembre 2007
Il panettone antico è venuto!
Buonoooooo!
Da un'indagine che ho fatto presso varesini e varesotti, qui il dolce di Natale è sempre stato il panettone; e se non c'era, si apriva una forma di pan gialdin, il pane giallo fatto con la farina di formenton e si mangiava con un po' di ciculàt, o di surrogato se non c'era nemmeno quello.
Questa cosa mi è stata raccontata dal signor Vercellini, che di mestiere faceva il panettiere con suo padre, prima di aprire la drogheria. Quindi come fonte direi che non solo è attendibile, ma rappresenta una delle poche autentiche memorie storiche che conserviamo noi bosini.
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mercoledì 26 dicembre 2007
Il menu dei giorni di festa
In casa mia è usanza riciclare gli avanzi del sontuoso pranzo di Natale (non così mia madre che anzi allestisce un nuovo pranzo da cima a fondo per una quindicina di persone... Ognuno è fatto a modo suo!).
Beh, che il mio pranzo fosse sontuoso, comunque, si fa per modo di dire, visto che eravamo tutti influenzati e che quindi ce ne siamo rimasti a casina noi sei cucci cucci (tanto, anche fossimo stati bene, la Carnival è sempre dal meccanico...). Così abbiamo giusto aperto qualche sottolio -i funghi di Ponzone di mia suocera, quelli dell'anno scorso visto che quest'anno non ne sono nati; le mie zucchine trombette di Ceriale; i pomodori secchi di Giovinazzo di mio zio... . Come primo piatto, raviolini in brodo fatti da me e congelati due settimane fa, compici un bel po' di salumi da finire e avanzi di arrostini; alla stessa maniera, ho preparato e poi congelato uno stupendo ripieno per il cappone, arricchendolo con la salsiccia di un recente risott e luganega, amaretti e uvette, come mi ha insegnato la mia mamma. Ma quest'anno, dopo aver sentito diverse campane nostrane, ho deciso di farlo lesso alla maniera bosina e non al forno, come invece pare si faccia più nel milanese. Eureka! E' stato un colpo da maestro, e da una parte ne abbiamo ricavato un brodo spettacolare, dall'altra una carne profumatissima e per nulla stopposa; senza contare che la cucina non ha risentito di effluvi spaventosi da grasso colante e bruciato nel forno!
L'occasione era troppo importante e così ho scelto delle preziose mani da chirurgo per l'intervento di sutura... Il mio bel maritino!

Dopo la frutta secca ed i torroni arrivati dal Piemonte con mia suocera, abbiamo aperto la girometta di cioccolato e la cazzuola al peperoncino, mentre il mio pane dolce col cioccolato e le uvette e fatto con il lievito madre è ancora in lievitazione... Ma quanto ci mette? E' dalla sera del 24 che lievita...
Innanzitutto, le mie scartellate, che preparo ogni anno seguendo di volta in volta una ricetta diversa e tramandando una tradizione di famiglia (la mia nonna era di Minervino Murge, in Puglia) e poi il Christmas Pudding di mio cognato Marco, che, fresco di laurea in architettura, ce l'ha portato direttamente da Londra dopo il viaggio-premio con gli amiconi. E così non potevo non pensare alle mie amiche londinesi di cucinait, BatRobi che sarà venuta forse in visita dalla sua mamma a Varese e Francesca Spalluto, con la quale ci eravamo promesse di sentirci adesso che veniva dai suoi in Italia. Speriamo di farcela.

Certo che un ultimo tocco casalingo ci voleva. Quindi, come gran finale, i bambini si sono visti arrivare i miei Brutti e Buoni al cioccolato incartati nelle veline colorate. Il soggiorno si è riempito di gridolini di ammirazione!

P.S.
Un tempo comperavo il cappone dalla polleria Gandini, ma credo che oggi tutti i varesini sappiano che quest'estate ha chiuso.
A suo tempo avevo scritto un articolo. Se lo volete leggere, lo potete trovare qui.
Mi è venuto in mente perché vedo che qualcuno, da Trento, sta leggendo proprio questo articolo e siccome avevo pubblicato l'email del figlio, se qualcuno vuole salutare il signor Gandini, che si starà sicuramente godendo la meritata pensione, può ritrovarlo attraverso le mie pagine.
Colgo l'occaisone per dire che quest'anno ho comperato il cappone al Tigros dietro casa, invogliata da un volantino pubblicitario dove lo davano al 45% di sconto, e in effetti costava 4,50 euro al chilo.
Era davvero buono, anche se non era certo di quelli ruspanti che svettavano dal bancone del signor Gandini.
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martedì 25 dicembre 2007
Buon Natale!

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Finalmente, i biscotti di Natale!

Ecco invece una carrellata sui miei:
A) i miei piccoli aiutanti: notare il mattarello della loro "taglia" (erano quelli dei ravioli!)

B) la decorazione con le glasse di zucchero a velo: coi bambini abbiamo pasticciato un sacco!
c) il tavolo pieno di biscotti, dai fiorellini con la sparabiscotti, alle stelline e gli occhietti di santa Lucia, fatti con la frolla speciale di Porzia degli occhi di bue; gli alberelli glassati alle noci e pinoli, i bambini e le bambine di frolla alla cannella ed i Babbi Natale sempre con lo stesso impasto. In fondo un piatto di frollini agli amaretti fatti ancora con la sparabiscotti e i miei brutti e buoni. Mancano nella carrellata le margherite di Stresa che, essendo delicatissime, erano al riparo da manine pasticcione...
***Fiorellini con la sparabiscotti***
300 g farina 00;180 g burro; 90 g zucchero finissimo (Zefiro); un uovo; un cucchiaino di zucchero vaniglinato; un pizzico di sale; una busta di lievito per dolci; Minismarties per decorare
Monta con il robot il burro e lo zucchero, quindi aggiungi il resto degli ingredienti. Inserisci poco per volta l’impasto nel tubo, poi applica la trafila per il fiore al tappo ed avvitalo. Tieni la pistola perpendicolare rispetto alla placca e “spara” un colpo per volta, distanziando un po’ i fiori. Se l’impasto fosse troppo duro ammorbidiscilo con qualche cucchiaio di latte.
Non utilizzare carta forno o placche imburrate ma solo teglie antiaderenti.
Metti al centro di ogni fiore un confettino e poi inforna a 190°C per circa 15, 20 minuti.
***Biscotti gialli con la sparabiscotti***(ricetta mia)
230 g farina 00; 150 g farina fioretto di mais; 180 g burro; un uovo; 90 g zucchero finissimo (Zefiro); una bustina di lievito per dolci.
Come sopra, usando però la trafila con le tre fessure parallele e i due buchini alle estremità.
***Stelline***(ricetta degli occhi di bue di Porzia Losacco)
Farina g 350; fecola g 150; zucchero a velo g 150; burro g 250; un uovo; una tavoletta di cioccolato fondente, cannella in polvere e succo d’arancia.
Prepara la pasta frolla, lasciala riposare per almeno 1/2 ora in frigo, poi stendi la pasta col matterello a 3-4 mm di spessore. Ritaglia con le formine le stelle, cuoci a 180 °C per 10, 15 minuti sino a farle colorire un poco; reimpasta gli avanzi e rimettili in frigo fra un’infornata e l’altra, per stenderli bene.
Quando sono fredde, intingile nel cioccolato fuso sciolto col succo d’arancia e aromatizzato con un poco di cannella. Sistemale a solidificare su piatti di plastica.
***Brutti e Buoni di Gavirate*** (ricetta mia, ci tengo!!!)
Monta 3 albumi (circa 120 g di peso) con 60 g di zucchero Zefiro ed altrettanti di zucchero a velo vanillinato: dopo qualche minuto viene una consistenza tipo schiuma da barba e se infili un coltello negli albumi sta diritto (e la ciotola rovesciata non li fa cadere).
Incorpora a questo punto tutto assieme 60 g di zucchero Zefiro, ancora 60 di zucchero a velo e 150 g di granella di nocciole (tritate cioè col macinacaffé ma non troppo finemente).
Fin qua come per la meringa. A questo punto, metti nel sac à poche di plastica, quelli della Domopak, taglia a mezzo cm la punta e forma delle meringhine di due cm di diametro, circa. L’importante è che non siano stellati come le meringhe.
Metti in forno ventilato a 125 C° per mezz'ora; l'ultima mezz'ora le tieni girate sempre per asciugare bene sotto. Ecco fatti i brutti e buoni di Gavirate, belli dorati.
***Margherite di Stresa*** (ricetta di Elena Chesta)
250 g di burro morbido e facile da lavorare; 120 g di zucchero a velo, più altro per spolverare (meglio avere un colino o un setaccino); la buccia di 1/2 limone grattugiata fine; un pizzico di sale;
una bustina di vanillina; 4 tuorli di uovo sodo tritati finemente e passati al setaccio; 200 g di fecola di patate; 200 g di farina 00
In un'ampia ciotola mescolare il burro con zucchero, buccia di limone, il sale e la vanillina fino ad ottenere un impasto omogeneo. Unire l'uovo e procedere fino ad ottenere una pasta morbidissima e gialla.
Unire di seguito farina e fecola.
Quando l'impasto sarà completamente uniforme riponetelo in frigorifero per qualche decina di minuti per farlo raffreddare.
Su un piano infarinato stendete la pasta con un matterello. La pasta sarà spessa 1 cm e da questa ritaglierete con un coppapasta a bordi smerlati o con uno stampino per biscotti, delle margherite di diametro di 3 cm.
Disponete i biscotti su una placca da forno precedentemente coperta con carta forno. Con il dito formate un avvallamento nel centro di ogni margherita.
A forno già caldo (statico) cuocete i biscotti per 10 minuti a 220°C.
Lasciate raffreddare e spolverizzate con zucchero a velo.
Possono conservarsi per molto tempo, al buio e al fresco, ma non in frigorifero, ben chiuse in recipienti di latta o di vetro.
***Alberelli di biscotto con le noci***(ricetta mia, inventata per l'occasione)
Per la frolla: un uovo; 250 g di farina 00; 140 g di zucchero più 2 cucchiai; 60 g di noci; 40 g di pinoli; un cucchiaino di lievito per dolci; 70 g di burro; 2 cucchiaini di caffè solubile
Impastare tutto assieme tritando le noci ed i pinoli assieme a due cucchiai di zucchero semolato ed al caffè solubile.
Stendere sul piano leggermente infarinato se serve e ricavare gli alberelli con le formine.
Cuocere per circa 20 minuti a 190 °C.
Quando sono freddi, glassare i biscottini con zucchero a velo sciolto con poche gocce di caffè oppure colorante alimentare liquido e decorare con dei confettini argentati. Lasciare asciugare mezza giornata.
***Cuoricini di orzo e cioccolato***(altra ricetta mia)
Per la frolla: un uovo; 250 g di farina 00; 100 g di farina di orzo integrale; 30 g di cacao amaro; 100 g di burro; un uovo; due dita di bicchiere di latte; un cucchiaino di lievito per dolci.
Impastare il tutto e lasciare la pasta in frigorifero per una mezz’oretta avvolta nella pellicola.
Stendere con il matterello sul piano leggermente infarinato e ricavare i cuoricini con il tagliabiscotti.
Cuocere a 190 °C per circa 15 minuti.
Glassare con zucchero a velo sciolto con poche gocce di acqua e confettini colorati.
Note.
Questa ricetta dei Brutti e Buoni di Gavirate è mia. Sono riuscita a realizzarli proprio come li volevo dopo anni di tentativi, l’anno scorso, e non l’ho più abbandonata. Alcuni usano anche le mandorle ma a me non piacciono e poi inumidiscono l’impasto.
Quella delle Margherite di Stresa, invece, è di Elena Chesta. Ha un blog interessantissimo, http://www.montag.it/comida, molto seguito.
Questi delicatissimi biscottini prendono il nome dalla prima regina d'Italia, Margherita di Savoia: non quindi perché abbiano una forma che ricordi un fiore ma perché furono dedicate alla Regina Margherita. Ho trovato qui la storia, con un'altra ricetta che proverò.
Faccio rassodare i tuorli direttamente in un pentolino d’acqua bollente per cinque minuti, e così lascio crudi gli albumi.
Le ricette per la sparabiscotti sono la mia vera passione. L’importante è che l’impasto abbia la giusta consistenza, e per ottenerlo bisogna utilizzare una buona dose di burro. Comunque, si fa una valanga di biscotti alla velocità della luce e poi non si sporca nemmeno il tavolo!
Per le stelline ho usato l’impasto degli occhi di bue di un’altra signora molto abile in pasticceria, Porzia, che scrive sulla rivista “Dolci” ma che un tempo partecipava attivamente al forum di Cucinait. In pratica si fa un doppio biscotto tondo, il primo pieno ed il secondo forato con un tagliabiscotti tondo più piccolo; una volta cotti si mette sul biscotto pieno un po’ di marmellata di albicocche e poi si fa aderire il biscotto forato. Si continua con tutti i biscotti (se ne possono fare anche col cioccolato fuso) e si lasciano una notte ad asciugare. Il giorno dopo saranno perfettamente attaccati. Io li ho fatti per Santa Lucia: erano gli occhietti.
Buon Natale!!!
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domenica 23 dicembre 2007
Brutti e buoni al cacao, per i cestini di Natale
Avevo già iniziato a Santa Lucia con gli occhietti, ma adesso mi sto davvero scatenando con sac a poche, sparabiscotti e formine per riempire i cesti.
Fra gli inumerevoli dolci che sto cuocendo (panettone incluso), qui vi presento i miei brutti e buoni al cacao.
Parlandovi di Eurochocolate mi ero soffermata su quest'idea dalla pasticceria Pirola che mi era piaciuta molto e già che c'ero ho provato a realizzarla in casa. In pratica ho aggiunto due cucchiaite colme di cacao amaro in polevere al mio solito impasto dei Brutti e buoni di Gavirate e... guardate il risultato:
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giovedì 20 dicembre 2007
Eurochocolate
Il centro città è disseminato di stand. Il cuore della manifestazione si trova naturalmente in piazza Monte Grappa, con il punto informazioni, la fontana centrale e la pista di ghiaccio firmata Lindt e numerose bancarelle: prima su tutte, in posizione dominante, spicca il nostro vanto locale, la Lindt, piena zeppa di cioccolatini di ogni foggia natalizia e di ogni sapore. Per la modica cifra di 3 euro, accipicchia, si può acquistare qui e là Ciok&Va, la cioccolata da passeggio diventata il leit motiv della manifestazione. Io onestamente sono passata oltre...
Sono passata oltre, dicevo, alla ricerca di qualche espositore squisitamente locale. Di autoctono ahimé c'è ben poco: per trovare il gazebo di Buosi ci si deve spingere sino in piazza Beccaria, ovvero davanti alla rinomata pasticceria varesina, che sa di bosino a partire dal nome, e scusate se è poco. Quale migliore credenziale per la manifestazione, oltretutto se la associamo al Latte Varese? Assieme al caffé di una nota torrefazione milanese, il latte nostrano si trasforma nella magica e corroborante tazzina del Buosino, la famosa bevanda al caffè e cacao servita conl cucchiaino di cioccolato. Un euro e 80 cent ma ne vale davvero la pena: ed è la seconda volta che ne ho bisogno questa settimana... La prima, martedì, quando ho fuso il motore della monovolume! A proposito, colgo l'occasione per ringraziare publicamente la mia amica Alice che mi è venuta a recuperare il pargolo da portare a scuola proprio davanti all'Ippodromo, alle nove del mattino, con cinque gradi sotto zero. Chi trova un amico trova davvero un tesoro.

Sul retro della tavoletta di cioccolato in effatti si narra la storia di questo stravagante Pin Girometta. Pare sia un personaggio realmente esistito, "che si aggirava nella campagna varesina del '700 vendendo spille, bottoni e Giromette".
Ma veniamo al gadget più simpatico, ossia... la cazzuola di cioccolato. Nato come simbolo di Eurochocolate, certo, non poteva trovare identificazione migliore che la tappa varesina. Infatti qui tutti gli hanno subito affibbiato il rimando alla ben nota cazzoela che... qualcuno, dalle alte sfere del panorama culinario italico, preferisce chiamare "bottaggio", secondo un orrido francesismo ricalcato da "potage". "Che cazzuola vuoi?" è il simpatico tormentone che rimbalza da uno stand all'altro, stampigliato sui pupazzi-magutt, ovviamente storpiato in lingua locale!
Per chiudere in bellezza questa panoramica sulla mia bella Varese bardata a festa, un'immagine culinaria e natalizia su tutte: il famoso presepe di pasta di Cantù, che da tanti anni i varesini hanno a cuore.
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