giovedì 9 agosto 2007

Una domenica nei boschi del Brinzio


Vista del Brinzio. Fra il monte Legnone, a sinistra, e il Campo dei Fiori, a destra, ci sono le sorgenti dell'Olona.

Domenica pomeriggio, per sfuggire alla calorìa, abbiamo deciso di scappare nel primo bosco utile e così in un quarto d’ora di macchina ci siamo ritrovati al Brinzio.
Ci si arriva presto, risalendo da Sant’Ambrogio, passando per la verde valle Rasa, dove si trovano le sorgenti dell’Olona e il cui nucleo abitativo omonimo fa parte ancora del comune di Varese. Proseguendo per la provinciale che porta a Luino, subito dopo si arriva al paese del Brinzio.
Arrivati a destinazione, anziché voltare verso sinistra come facciamo al solito per andare al parco attrezzato Wild Land, teatro di molti nostri picnic, abbiamo lasciato l’automobile nel parcheggio presso la chiesa e abbiamo preso la stradina che risale il centro storico.
Brinzio, a cui noi locali spesso anteponiamo l’articolo considerandolo tutt’uno col toponimo, ma che ufficialmente non è previsto, sorge sulle pendici del Campo dei Fiori, ad una discreta altitudine (circa 500 metri). E’ un paesino caratteristico, fatto di cortili antichi, ma anche di ville Liberty, di vecchie cascine ed essiccatoi. Vi ha sede il Parco Regionale del Campo dei Fiori, sede di una importante Biblioteca del castagno, nel quale in vari periodi dell’anno si tengono incontri con studiosi locali su tematiche legate all’ambiente e che cura diverse pubblicazioni scientifiche e di interesse storico e paesaggistico.

E a Brinzio l’ambientazione è il bosco, anzi per dirla tutta, il castagneto, tanto che sull’ingresso della sede del Parco si legge “Brinzio, la città del castagno”. Forse l’appellativo di “città” è un po’ esagerato per questo paesino di forse non più di 800 anime, ma rende bene l’idea del tipo di paesaggio in cui si trova catapultati appena si esce dall’abitato e si imbocca, dopo un saluto ed una preghiera alla Madonnina, uno dei sentieri che risalgono per Ganna.
Nella nostra escursione domenicale noi abbiamo scelto l’itinerario di sinistra. Si sale un pochino, ma il dislivello è facile da affrontare anche per dei bambini piccoli come i miei: l’unica accortezza è di tenerli sempre per mano perché all’inizio della salita qualche piccolo dirupo è in agguato, ma poi fila tutto liscio e li si può lasciare. Io ai miei figli ho insegnato che nei boschi si cammina preferibilmente con un bastone in mano, battendo ogni tanto per terra, e in mezzo alla strada, perché soprattutto nelle ore calde le bisce o le vipere potrebbero spuntare da qualche sasso. Il sentiero, un tempo percorso dai carretti di montagna, e nella quale si scorge qualche casot dove probabilmente si essiccavano un tempo le castagne, è da entrambi i lati costeggiato da murature in pietra e per terra in questo periodo ci sono già molte ghiande, di una qualità schiacciata e larga, alcune nocciole mangiucchiate dagli scoiattoli, e i primi ricci verdi e piccini caduti rpematuramente dagli alberi .
Tutt’intorno è castagno. E’ vietato raccoglierne i frutti qui, e la proibizione è regolamentata da molti cartelli, alcuni ufficiali, altri privati. Il Parco ha disposto anche una serie di indicazioni che raccontano la storia del castagno di casa nostra, fra cui molto interessanti sono quelle che stimano le età di alcuni esemplari raccontando il metodo di studio.
Il castagno è una pianta strana. Imponente, pare eterna nel suo aggrovigliarsi di tronchi che nascono persino dalle radici di una pianta già immensa, e si intersecano e paiono innestarsi gli uni negli altri. E’ una pianta bellissima, che parla da solo di una civiltà intera.


Un castagno di circa duecento anniAi miei bambini ho spiegato che tanti, tantissimi anni fa, più di mille, i pastori portavano i maialini nei boschi e li facevano cibare con le ghiande che facevano cadere dagli alberi. Tutti allora possedevano dei maialini e si viveva di quello che il bosco regalava: ghiande, castagne, miele, noci, more (che i miei bambini conoscno bene!) e mirtilli, oltre a quello che veniva coltivato nei campi, ed al formaggio che si produceva con pecore e caprette. Ai bambini piace sentir parlare di queste cose: è come se raccontassi loro una favola, perché certo con bambini di sei, quattro, due anni non posso pretendere di affrontare categorie storiche. L’Alto Medioevo viene ignorato o inquadrato a fatica persino dalla maggior parte degli adulti e anche di discreta cultura… ogni cosa a tempo debito.
I pochi mirtilli superstiti che abbiamo trovato... è finita la stagione.

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Laura Pantaleo Lucchetti
Varese, Varese, Italy
Sono una mamma di famiglia numerosa: 5 figli piccoli e un marito che amo da impazzire. Mi divido fra la cura del focolare domestico, la cucina, la scrittura e la radio! Dal maggio del 2008 conduco una rubrica di cucina per i più piccoli su Radio Padania Libera, al sabato mattina, nella trasmissione di Ilariamaria. Se volete ascoltarmi, sono in onda verso le 9:50. Mi interesso di tradizioni locali, con predilezione per quelle culinarie. Nutro un amore viscerale per la mia terra. Amo la lingua e la letteratura italiane come mie proprie. Difendo ugualmente il valore e la bellezza dei dialetti, specialmente nelle loro manifestazioni letterarie.
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