mercoledì 15 agosto 2007

Ferragosto!

Un suggestivo scorcio di Ganna visto dalla Badia di San Gemolo

Stamattina non avevo proprio voglia di star dietro ai fornelli. Mi sono alzata tardi, chissà come mai avevo bisogno di dormire più del letto e così alla fine mio marito non è nemmeno andato a Messa per star dietro ai bambini. Dopo la colazione si è indugiato nelle chiacchiere e nei giochi: in fondo era festa, e come spesso facciamo ultimamente, abbiamo scelto di pranzare fuori casa ad una sagra paesana, per non spignattare e soprattutto per goderci il momento del pasto all'aria buona.


Scelta all’ultimo momento la destinazione, ossia una festa organizzata dalla Proloco di Ganna nei giardini comunali Airoldi, siamo arrivati a destinazione verso l’una meno un quarto. E’ stato subito difficile mettere in riga i bambini perché c’erano diversi giochi gonfiabili che li attiravano molto più del pasto, e così si è trangugiato un piatto di pasta, una salamella e un formaggino alla piastra in tutta fretta: sono sicura che potendo avere più tempo si sarebbero potute scegliere e gustare in tranquillità tante altre buone cose, magari anche un po' più tipiche, come le braciole, o la cotoletta impanata, o le grigliate sia di carne nostrana sia ortolane. Ad ogni modo il piatto di pasta gustato era discreto, ce n’erano di due tipi (pomodoro oppure sugo di verdure), la salamella ottima, il vino in bottiglia un Barbera onesto che tirava su il morale e accompagnava d’incanto il tomino morbido: dopo un piccolo litigio con Stefano che urlava a squarciagola perché voleva andare sui giochi, sono riuscita finalmente a mettere sotto i denti qualcosa e mi sono finalmente rilassata anch’io, sotto gli occhi dei soliti simpatici curiosoni che mi guardano come una bestia rara perché ho 4 figli… ma io dico, andate a fare i complimenti anche a mio marito, che qualche merito ce l’avrà anche lui, insomma, e che se no prima o poi mi si offende!

C’erano tanti bambini, lo scenario era fantastico come sempre lo è l’ambientazione fatata della Valganna. La tensostruttura si trovava così con dietro Mondonico (nella foto) e di fianco il Poncione di Ganna. Per andare ai servizi si doveva attraversare tutto il parco, passando attraverso un cortile di case di corte e finendo negli uffici comunali. Così ho potuto vedere che c’erano tavoli distribuiti persino in strada e tanta gente che si fermava ad una piccola e suggestiva mostra di rapaci prealpini, credo organizzata dalla Lipu.




Uscendo dalla festa abbiamo svoltato per la Badia, un'abbazia benedettina dell'XI secolo, che ha anche un proprio sito internet ospitando diverse manifestazioni culturali durante tutto l'arco dell'anno. Ci siamo immessi nel nostro itinerario preferito, una passeggiata nel bosco che costeggia il laghetto di Ganna aprendosi verso diversi prati magri, un tempo di proprietà dei monaci periti bonificatori delle aree paludose, fermandoci a giocare in uno di questi come al solito. E' anche un percorso ciclabile: e per i miei amici del web appassionati di trekking anche su due ruote mi sono divertita a fotografare il cartello della Comunità Montana della Valeceresio e Valmarchirolo.

D'altra parte il grande campione Luigi Ganna era nato ad Induno, a due passi da qui. Ah, martedì 21 agosto è una giornata da non perdere: passa la Tre Valli Varesine e la quasi totalità del percorso sarà quella del Mondiali 2008. Apprendo dal web che l'asfaltatura del centro pare in conclusione (per fortuna...) e l'arrivo quindi è previsto di nuovo in Varese dopo tre anni che non si poteva applaudire i nostri campioni in loco. La partenza avverrà invece in quel di Campione, così si invertirà il percorso. E’ qui che nelle giornate di vento Enrico fa volare l’aquilone. E’ qui che alla fine di giugno si colgono i lamponi, che solo un occhio attento quando non c’è il frutto li distingue dal groviglio di rovi. Ed è qui che io trovo molte erbe officinali, la più profumata delle quali è il timo, che comincia ad intravedersi a maggio. Non è che ce ne sia molto: qualche macchia, qua e là, in mezzo al prato, e se è in fiore ovviamente si localizza meglio, ma è ben nascosto fra l’origano e i fiori più alti. Adesso forse è il periodo dove lo si trova con più facilità, perché l’erba è bassa, tagliata da non più di due settimane, e l’aridità della stagione ha già mimetizzato erbe che in fiore tolgono respiro alle altre. E’ un timo esile, scurissimo, molto odoroso, selvatico. Sta benissimo sul coniglio arrosto con la polenta, ovviamente un piatto tipico di queste parti.
Ormai qui conosco a memoria le collocazioni di tutte le mie piante preferite: delle viole alla fine di marzo, spesso sbiadite dal sole, perché in un prato sono più esposte che in pieno bosco; dell’origano, della silene, prima che faccia il fiore che secco scoppia fra le dita. Qui in Valganna ne ho visti fare sacchi interi, delle foglie allungate e verde sbiadito, proprio in uno di questi prati della Badia, quello dietro il campo sportivo; l’ho sentita chiamare “versoeula”, “verdura”, perché è buona nelle frittate. Allo stesso modo i prati abbondano di tarassaco, il piscialletto o dente di cane, mentre la cicoria, quella dai fiori azzurri eliotropici che si chiudono a mezzogiorno, di cui sono pieni i campi a Varese, qui non l’ho mai vista. Anche la mentuccia di campo, che trovo persino nel parco sotto casa mia, e di cui abbonda l’ospedale di Legnano, in Valganna non l’ho mai trovata.
E’ un microclima a sé, molto particolare, quello del lago di Ganna. Ovviamente molte specie sono palustri. Anche di zanzare abbonda, a cominciare dalle prime giornate calde di maggio, per cui se decidete di andarci munitevi decisamente di spray e di salviettine antizanzare altrimenti avrete un’escursione totalmente rovinata. Al contrario, le zanzare non vi si avvicinano nemmeno. E comunque se state al sole, nei prati, è meno facile che vi si avvicinino. All’ombra, e nel bosco, invece, bisogna stare all’erta.


Il ponticello sul Margorabbia

La natura sembra essere sempre un po’ più indietro, almeno di quindici, venti giorni rispetto alle altre valli varesine. Ad esempio, in Valcuvia ad Orino il sambuco è già maturo da un pezzo, mentre qui si vede che non lo ancora quasi del tutto e ci sono ancora diverse bacche verdi. Qui le fragole maturano a metà giugno, dove altrove si trovano già a maggio. Le nocciole sono ancora parecchio indietro. Faccio considerazioni ovviamente molto primitive, non essendo una botanica, ma credo che possano essere confermate senza problemi.

Cambiando decisamente argomento, stasera mio marito fa la notte, quindi siamo rientrati presto e in pratica non abbiamo nemmeno cenato: i bambini sono a letto da un pezzo dopo aver “festeggiato” chi con un biberon chi con una tazza di latte e biscotti, e io mi sto apprestando a preparare il pranzetto di domani.
Siccome mio marito è genovese di nascita, e so che mia suocera a ferragosto spesso fa la cima in gelatina, mi è venuta voglia di fare una variazione lombarda sul tema e ho preparato lo spinacino.
Il taglio l’ho trovato bell’e pronto all’Esselunga. L’ho solo aperto un po’ meglio con un coltello lungo e poi l’ho farcito alla milanese: trita mista di vitello, suino e salsiccia, amaretti sbriciolati (quelli di Saronno, ovviamente: non quelli morbidi del Sassello, che sono tutt’un’altra cosa, o gli amaretti sardi). Ho aggiunto anche qualche oliva, che piace ai bambini, così tanto per dare un tocco “esotico” e naturalmente tanto buon grana, il lodigiano che piace a me; come odori, cannella, noce moscata, parecchio prezzemolo e qualche foglia di salvia, ovviamente legando con un paio di uova, quelle che erano sufficienti. Mi sono dimenticata le uvette ma ormai lo avevo già ricucito, e poi troppo agrodolce ai bambini non piace: in realtà metà impasto è nella ciotola destinato a finire in polpette, probabilmente passate nel pangrattato e fatte al forno, perchè so già che lo spinacino e in genere i polpettoni non sono la loro passione. Ha lessato stritolato e legato in un vecchio fazzoletto liso per due ore e mezza, in acqua non salata. La cima, invece, che io sappia va cotta nel brodo. Adesso lo scolo e lo piazzo sotto la sua pentola riempita a metà d’acqua e se ne sta lì buono tutta la notte. Intanto vado a preparare un po’ di gelatina che domani taglierò a cubetti e userò come decorazione. Insomma, il mio piatto tradizionale di Santo Stefano che propongo il giorno dopo l’Assunta, in versione fredda. Vedremo se sarà il caso di avviare una nuova tradizione di famiglia.

4 commenti:

ELe ha detto...

Ciao!davvero bellissimo blog!non ho tempo di leggere tutto ma piano piano lo farò!mi piace girare per i blog!Ah dimenticavo!sono Permalosa del forum di giardinaggio;D
Un bacio a te super mamma,e alla tua numerosa famiglia!:D

Lory ha detto...

Ciao Laura,ti conosco virtualmente da anni ;-)))
Ho seguito le varie nascite della tua prole:-)))...Bellissima famiglia davvero la tua.Ora ho trovato anche il tuo blog,bello davvero complimenti sopratutto perchè leggendo mi ritrovo in questi posti,sono cresciuta in quelle zone ho passato la mia infanzia tra Varese, Gavirate, Orino, Caldana...bellissimi ricordi!
Complimenti per tutto!
Lory

P.S Anni fa scrivevo su Cucina italiana è li che ho incominciato a leggerti :-))

Lory ha detto...

NN avevo ancora letto sotto...quando si dice il caso...Ricordi anche una mia cara amica, di cui conservo un caro ricodo sul mio tavolo in sala...Alda,come dimenticarsi di lei vero?
Un abbraccio ancora!

brii ha detto...

ohhhh..laura..anche tu..in giro a camminare!!
bellissimi posti...mi sa che prima o poi ti vengo a trovare!!
bacioniiii

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