sabato 16 gennaio 2010

Ci si prepara al falò…

Stasera alle 21 alla Motta si rinnova il rito del falò di Sant’Antonio.

Essendo sabato è previsto il pienone…

Stamattina, terminata la trasmissione su RPL, sono andata a fare un giro di ricognizione con mia figlia Teresa, che come ormai sapete, da anni mi accompagna alla fiera. Quest’anno si sono aggiunte anche mia madre e mia sorella.P1010451

Mi raccomando: tutti i dintorni da oggi sono in divieto di sosta.

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Arriviamo da piazza Monte Grappa e vediamo la Motta. Letteralmente la “motta” indica un rialzo di terra, in pratica una delle sette colline su cui sorgono le varie castellanze varesine)

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Ecco la chiesa di Sant’Antonio addobbata a festa.

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Come tutti gli anni il formaggiaio della Motta espone il zincarlin; quest’anno ha presentato anche delle provoline a forma di maialino.

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Ma il colpo di scena è che anche quest’anno sono arrivati i pessitt! Per due edizioni consecutive della fiera, i Monelli della Motta li hanno fatti arrivare dal lago di Como. Tre stagioni fa non se ne sono visti, mentre nel 2007 venivano dal lago d’Iseo. Ma dai nostri laghi, purtroppo, ancora non se ne vedono: più per una questione di mestieri dimenticati che per reale portata di pescato, che invece, vi assicura una che passa la sua vita a Stationa beach da maggio ad ottobre :), è abbondante anche in riva, in certi lidi...

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I pesitt (con grafia scempia, alla bosina) sono quindi i famosi missultin, o missoltini, per dirla all’italiana, della Balera di Van de Sfroos…

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… ossia pesciolini essiccati ed affumicati con metodi naturali. Era un antico modo per poter consumare la fauna ittica anche in tempi in cui laghi e fiumi ne erano privi per il riciclo stagionale. La polenta era il suo ovvio – o meglio, unico… -accompagnamento. V’assicuro che puzzano fieramente… io ieri li ho rifilati in borsa a mia madre che, stizzita, li ha tenuti per una bella mezz’ora in gesa mentre io, con mia sorella e mia figlia, ammiravamo la nuova Motta restaurata l’anno passato e facevamo salotto in sagrestia… :) (A proposito, ho incontrato una signora tanto cara, ieri, che spero mi legga… non vedo l’ora di leggere i suoi nuovi libri! Mi faccia sapere: ci tengo tanto).

Ma ecco qualche altro scatto veloce. La gastronomia dei monelli, alle prese con le vendite dei salamini…

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ma anche dei dolci tipici del periodo, come i mustazzitt delle romite di Santa Maria del Monte, o il dolce di Sant’Antonio (all’anice) e i turtei.

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La catasta per il rogo di stasera è in pieno allestimento: portate il vostro bigliettino votivo, mi raccomando :).

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… e qui il sagrato con i ceri.

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Anche quest’anno Teresa ha acceso la sua candelina ed espresso la sua preghierina.

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(in aggiornamento)

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sabato 9 gennaio 2010

Con gli stampi Pavoni®: la mia torta di compleanno

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Dovete sapere che durante le feste io regolarmente mi sento le batterie un po’ scariche: sono come la mia monovolume, che ovviamente mi assomiglia come fossimo nemmeno tanto segretamente sorelle, e che una volta l’anno si fa cambiare la batteria: solitamente sotto Natale o giù di lì (per l’inverno corrente è successo stamattina, per la precisione).

Che sia il dente del giudizio, il trigemino o la tiroide poco importa: fatto sta che appena appoggio il sedere su un divano, e infilo le cartelle nello sgabuzzino, è la volta buona che comincia a partire una periferica. Come rimediare a tutto questo? Purtroppo, chiedere di annullare le vacanze è impensabile, così bisogna rassegnarsi ed aspettare che passino il più velocemente possibile. So che sembra incredibile detto da me, ma vi assicuro che è così.

Solitamente mi accorgo che le feste natalizie stanno per finire quando arriva il fatidico giorno del mio compleanno. E’ come una sorta di liberazione: per me l’anno nuovo comincia il cinque di gennaio, anzi facciamo il sei perché la sera del cinque, immancabilmente, devo, ehm, liberare un pochino tutta la tensione accumulata e… sclerare un po’. Poi, improvvisamente, mi sento meglio: in un batter di ciglio torno bionica e sortisco la mia torta di compleanno, un po’ apotropaica e beneaugurante, per tutto l’anno che viene.

Quest’anno, complici i meravigliosi stampi Pavoni® di cui dispongo da quest’estate, la mia torta è stata non solo bella e buona ma anche simpatica. Ho affidato ad un fine intenditore la scelta della forma di silicone…P1010220

e dopo un attento esame la preferenza indovinate su cosa è caduta? Ci avrei scommesso dall’inizio, e voi?

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Dopodiché bisognava pensare ad una torta che fosse adatta per l’occasione –ossia per il compleanno di una mamma con le batterie da ricaricare e non troppa voglia di armeggiare ai fornelli- e soprattutto per uno stampo così particolare. Ci credete che all’unisono i bambini mi hanno chiesto la tenerina? E’ una torta che rimane particolarmente gradita ai piccoli perché è cioccolatosissima e si scioglie in bocca, e intanto fa una crosticina quasi meringata che contrasta deliziosamente con la morbidezza dell’interno; ma per la mamma è la soluzione ideale a tutti i suoi scervellamenti perché semplice e veloce da preparare. Nel nostro caso, poi, essendo una torta padanissima, era anche ben nota perché avendone già parlato in trasmissione già un paio di volte, l’avevo fatta e rifatta spesso in passato: quindi andavo matematicamente sul sicuro.

Volendo però osare un pizzico di magia per il mio genetliaco :), questa volta mi sono affidata non alle mie dosi personali ma a quelle consigliate dalla mia amica Laura De Vincentiis, la mamma di MJ, nota sing-food-wine-blogger nonché scrittrice umoristica, ma soprattutto, direi, ultimamente virtuosa di cioccolato e dintorni* (su FB in questi giorni impazzano le sue ricette sul tema…). Devo ammetterlo: proprio una formula magica la sua versione di questa delizia tipica della città di Ferrara creata da un pasticcere, a quanto si narra, per omaggiare la regina Margherita in un suo soggiorno ferrarese.

Superata la fase teorica, la mia manovalanza si è messa al lavoro per me organizzandosi alla perfezione! Non ci credete?

“Mamma, ti do una mano a sistemare? Anzi, facciamo due!”

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La torta tenerina nel pagliaccio Pavoni ®

(ricetta tipica ferrarese, ispirata alla versione presente nel blog L’Antro dell’Alchimista, con alcune lievi modifiche personali nel procedimento e nelle dosi)

250 g di cioccolato Zaini, o altro cioccolato finissimo fondente al 50%
150 g di burro ottimo (io uso il burro Campo dei Fiori di Daverio)
4 UOVA del peso di 60 g l'una
150 g di zucchero semolato
fecola di patate, g  60
cacao amaro, g 25

Attrezzatura: per me, semplicemente fruste elettriche, microonde, spatola di silicone Pavoni® per raccogliere cioccolato e impasto, forno elettrico e naturalmente lo stampo Pagliaccio Pavoni®.

Allora, per prima cosa ho sciolto il cioccolato fatto a pezzi al microonde (800 w) per 4 minuti circa, aprendo un paio di volte e mescolando per non lasciare parti dure in superficie.

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Poi ho separato gli albumi dai tuorli e ho montato i primi a neve ferma.

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Poi, in una ciotola più grande, ho sciolto il burro semplicemente a contatto con il cioccolato, ho unito i tuorli separati dagli albumi (tenuti da parte e montati in precedenza) e lo zucchero…

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ho amalgamato velocemente a mano e ho cominciato a montare tutto sino ad ottenere una crema soffice;

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dopodiché ho incorporato la fecola con il cacao amaro (aggiunto di mio rispetto alla ricetta di Laura che non lo prevede) setacciandola nel colino grosso.

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Gli albumi vanno uniti proprio alla fine perché così il composto si mantiene proprio soffice soffice.

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In fin de la fera, abbiamo versato nello stampo leggermente :) imburrato…

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che è andato dritto dritto nel forno preriscaldato a 170°C, e subito abbassato di dieci gradi, per mezz’ora scarsa: anzi facciamo venticinque minuti.

Visto com’è veloce ed economico cuocere un dolce negli stampi Pavoni®?

A crosticina formata la torta va tolta, lasciata raffreddare possibilmente al freddo (fuori dal balcone…) e capovolta su un bel piatto da portata.

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Ohhh… ma non era la mamma che compiva gli anni?

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Eccomi! Quante candeline contate? :)

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* Volevo fare una timida domanda a Laura: com’è che la mia maestra di canto, al tempo in cui non avevo ancora appeso l’ugola al chiodo, mi proibiva di mangiare cioccolato? :)

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martedì 5 gennaio 2010

5-1-2010!

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lunedì 4 gennaio 2010

Parco o discarica cittadina?

Benvenuti al Parco Molina, a Biumo Inferiore, la storica castellanza bosina dove vivo con la mia famiglia: un capolavoro di nettezza urbana a due passi dal centro cittadino; un angolo evidentemente reietto di Varese, al quale dalla vigilia di Natale non si può nemmeno accedere tramite quella strettoia a senso unico che è via Brunico, chiusa per una frana e non ancora riaperta. Qui, verosimilmente, stando alle fonti archivistiche spulciate con pazienza da certosina dalla compianta paleografa Luisa Zagni, in epoca bassomedievale prosperavano meravigliosi vigneti. Oggi una sola cosa invece pare attecchire e fruttificare in questi suoli: la spazzatura.

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Da diversi anni gli abitanti del quartiere scrivono agli amministratori locali per chiedere un intervento risolutivo, quantomeno di chiusura notturna ai non residenti (i parcheggi interni al parco sono di pertinenza degli abitanti dei condomìni adiacenti) così come avviene pressoché dappertutto, ma le lamentele sono sempre risultate inascoltate.

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Un paio di anni fa me ne ero occupata anch’ io in un servizio di denuncia proprio sul mio blog, girando il link al post via mail a qualche indirizzo strategico fra cui la testata online Varesenews, che sola aveva accolto pubblicamente la mia protesta. Da allora, dopo un paio di alluvioni e temporali devastatori, gli unici interventi del Comune a salvaguardia delle strutture del parco sono state l’abbattimento di qualche albero giudicato pericolante, il raddrizzamento della fontana e il recupero di un paio di assi seminuove per le altalene che ne erano rimaste prive: null’altro. Sola, a ricordarci che quello era un parco a misura di bambino, era rimasta a futura memoria - più o meno all’ingresso posteriore del polmone verde ( si fa per dire, ovviamente...) - la lapide che commemorava la definizione dei diritti ONU del bambino. Forse che i bambini di Biumo hanno meno diritti di tutti gli altri? Ironia della sorte, per il decennio successivo al ‘99 la targa non è stata aggiornata: coda di paglia o semplice dimenticanza?

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Giudicate adesso voi se questo, in data due gennaio, può essere considerato un parco a misura di bambino: sulla consunta targa di legno che originariamente invitava a tener pulito il parco, l’unica scritta leggibile parrebbe pensarla molto diversamente.

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Facciamo allora un giretto di perlustrazione per la struttura. Vi ricordo che queste foto sono state scattate la mattina del due di gennaio: tenetelo a mente perché fra poco vi mostrerò l’aggiornamento in tempo reale.

Innanzitutto, a pochi passi dall’ingresso principale, cartoni da imballaggio aperti accanto alle panchine parlano forse di un vento forte che ha disperso gli ultimi ricordi del Natale, volendo forzatamente trovare il lato poetico della situazione.P1010102

E non è il solo.

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All’estremo opposto del parco, un sacchetto abbandonato pieno di rifiuti giace su un angolo di una panchina.

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Che si sia festeggiato lo si intuisce anche da cartoni di grandezza più modesta, che contenevano pandori e panettoni. Ma torniamo alle panchine: macerate come sono, reggeranno un’altra stagione di piogge?

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L’altalena dei più grandicelli è stata nuovamente divelta e nessuno l’ha più aggiustata da mesi.

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Ci vuole molto, poi, a rimettere il seggiolino anticaduta per i piccolini, come in tanti altri parchi? Eppure siamo alle solite: questo è quel che passa il convento. Qualche anno fa, quando ancora c’era, era il gioco preferito dei miei bambini.

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Rifiuti ovunque: sotto le panchine, sotto le fronde degli alberi, persino accanto ai cestini. Per forza: due su tre sono pieni e nessuno passa a svuotarli.

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La scarpata è una discarica a cielo aperto…

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…e quel che è peggio, non c’è alcuna protezione: persino quei ridicoli legni di cinta sono stati in gran parte divelti.

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La fontana resiste, ma l’acqua non c’è: ma questo da mesi, e non certo per il fatto che è inverno.

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Unico povero gioco rimasto degno di tal nome sono un paio di scivoli un po’ malconci.

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Questa impalcatura invece è un po’ ridicola, dato che l’albero è secco.

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Ma voltiamo pagina, per modo di dire, e veniamo a stamattina, quattro gennaio. Alle dieci la situazione che si presentava sotto i miei occhi era questa, tralasciando le strutture sinistrate ovviamente rimaste tali:

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Come potete notare, tutto è rimasto nella stessa posizione, e la spazzatura è persino lievitata. E a qualcuno dev’essere venuto il mal di stomaco ad entrare nel parco, a giudicare da questa foto scattata all’ingresso principale: il degno commento di chiusa a questa increscioso reportage che mi è toccato fare sperando che a Palazzo Estense, finalmente, si aprano un po’ gli occhi e ci si impegni a risolvere la situazione, facendo leva magari su un posticino rimasto da riempire fra i buoni propositi per l’anno nuovo: anche se dal Parco Molina non ci passa proprio nessuna tangenziale.

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domenica 3 gennaio 2010

Riso al salto… col salto

Dovete sapere che Carolina, la mia bambina di tre anni compiuti a settembre, è una fatina in incognito: l’ho scoperto la notte di San Silvestro e per provarvelo ve l’ho fotografata. Ecco perché era amica delle fate della Valganna! Vi ricordate? Ve ne avevo già parlato qualche tempo fa.

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E’ una bambina tanto carina, piccina e simpatica ed è anche il tesoro della sua mamma, ma si dà anche il caso che sia un po’ monella, un po’ tanto direi. Per farle questo ritratto, ad esempio, ci ho messo anta giorni e milaincredibile pazienza.

la mia bambina

Questa discola, nonostante mamma e papà glielo vietino in continuazione, ha il vizio di arrampicarsi sulle sedie e poi sul tavolo, forse per fare le sue magie con una visuale più completa. Così ieri la mamma si è presa proprio un bello spavento, già che il vento allucinante e il dente non le davano abbastanza noia; ed è ancora qui che trema pensando a quando Carolina è capitombolata in terra prendendosi una sonora zuccata.

Per fortuna non è successo niente, o meglio per fortuna abbiamo papà che se ne intende di zuccate e ha capito che non era successo niente, perché la mamma era andata in panico. La piccola monella però ha imparato la lezione e se ne è stata tutto il giorno schiscia senza troppi capricci, col suo bel bernoccolo in evidenza. Nel frattempo la mamma, per confortarla un pochino, le ha permesso di farle da segretaria in cucina: e all’unanimità si è deciso che la ricetta da mettere a punto sarebbe stato… il riso al salto col risotto fatto a Capodanno*.

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RISO AL SALTO ALLA NOSTRA MANIERA

Ingredienti:

un chilo circa di risotto avanzato, una grossa noce di burro, grana grattugiato (mezza tazza), noce moscata, volendo prezzemolo per guarnire;  un uovo (facoltativo).

Attrezzatura: una spatola da cucina Pavoni in silicone; una padella larga, di circa 28 cm di diametro interno (va bene anche una crepiera, come la mia, purché sia abbastanza larga); una teglia rotonda da pizza larga 32 cm di diametro; carta forno.

Come l’abbiamo preparato.

Abbiamo schiacciato il riso avanzato con la spatola e ci abbiamo incorporato l’uovo. 

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A questo punto bisogna precisare che, tradizionalmente, nel riso al salto l’uovo non andrebbe messo: però si può fare un’eccezione se il riso è abbondante e se si preferisce un tortino morbido e soffice anziché una preparazione più croccante. Anche il sapore varierà percettibilmente. A me piace di più quando lo faccio senza uovo, ma ai bambini pare il contrario; quindi in poche parole mi tocca mettere l’uovo :).

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Abbiamo sciolto il burro nella padella…Riso al salto 003

…e la mamma ci ha schiacciato il riso allargandolo e compattandolo bene fino ai bordi. A proposito, la vedete bene la spatola che sto usando? E’ un marchio Pavoni®. Veramente utilissima per molti usi in cucina, come quello che vedete ma anche ad esempio per rimestare il risotto, tanto per rimanere in tema: il silicone ha la proprietà di adattarsi lievemente alla forma della pentola e raccogliere bene il contenuto mentre lo si mescola, e nonostante faccia presa come fosse una ventosa sulle pareti, non si deforma col calore. Particolare non secondario, il manico degli attrezzi da cucina in silicone non vi brucia nelle mani! Questa è una parentesi pubblicitaria ma fatta veramente con grande soddisfazione, dopo sei mesi che uso il materiale Pavoni®.

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Ma torniamo al nostro lavoro. A fiamma alta abbiamo formato la crosticina sotto il tortino e poi, con furba e studiata mossa (ehehe) la mamma lo ha girato nella teglia foderata di carta forno. Anche qui, il “vero” riso al salto si cuoce tutto in padella, da entrambe le parti: noi invece osiamo una piccola variazione sul tema.

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Poi lo ha cosparso di formaggio grattugiato (avete letto bene: grattugiato si scrive con una g sola!) e lo ha infornato a 200 °C. Il tortino ha cotto per circa 20 minuti, sino a che non si è formata una bella crosticina.

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*Ve ne parlerò in un prossimo post.

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venerdì 1 gennaio 2010

Buon 2010!

Tanti carissimi auguri di buon anno nuovo a tutti coloro che mi stanno leggendo: che sia un anno nuovo ricco di soddisfazioni.

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Invece non le porti per niente ai ladri schifosi che hanno svaligiato l’appartamento di mia sorella stanotte. Una sposina fresca: vergogna, e che vi acciuffino al volo. Ma cambiamo in fretta argomento, che mi viene male solo a pensarci. Guardate che bello il mio panettone verde (vedere post di ieri)!

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Eccolo durante la lievitazione sotto la ciotola del Kenwood… Ops, ma qui c’è un intruso che ne approfitta per andare a curiosare…

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“Ooohhh, mamma, guarda che bello!” (Beh, Agostino non sa ancora parlare… in realtà me l’ha detto con la forza del pensiero :))

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Eccolo, finalmente cotto, mentre papà gli dà il colpo di grazia (peccato che la foto sia un poco scura)…

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E finalmente eccolo da aperto! Non è bellissimo?

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Ieri però vi avevo lasciato anche nel bel mezzo della preparazione del mio cotechino in verde: ecco come è andata a finire!

La pasta lievitata viene stesa sul piano infarinato…

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Si fodera con il prosciutto cotto e si adagia sopra il cotechino cotto e spellato…

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Si chiude sigillando bene i bordi…

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Mentre il cotechino si lascia lievitare ancora un poco nel forno tiepido, si prepara infine un pugnetto  di pasta non lievitata e colorata di triplo concentrato di pomodoro per la decorazione beneaugurale.

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Ecco il cotechino non ancora passato alla cottura…

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Ed eccolo pronto da tagliare!

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Ancora tanti auguri!

P.S. Oggi ho azzerato il contatore visite: anno nuovo, vita nova :). Siccome mi è capitato che mi si azzerasse automaticamente al raggiungimento dei centomila, posso chiedervi se conoscete qualche contatore free che li superi? Dai che voglio pensare in grande… da quella megalomane che sono :)

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giovedì 31 dicembre 2009

Si prepara il cotechino, naturalmente in verde

P1010480 Ultimo dell’anno in casa Lucchetti: e, come sempre, lo si passa un po’ a rassettare, un po’ a fare lavatrici rituali, un po’ a prendere antibiotici… e molto, ma proprio molto a cucinare. Pensavate forse il contrario?

Fra parentesi, lasciatemi togliere i sassolini dalla scarpa, almeno una volta l’anno. Ebbene sì, lo confesso: sono bionica, ma quando arrivano le vacanze di Natale, immancabilmente mi va in tilt qualche periferica. Non so, fate voi: vi basta un ascesso al dente la sera di Santo Stefano, un molare cattivo cattivo vicino a quello del giudizio che ho tolto un paio di mesi fa, con mal di testa strategici? Mettiamoci anche la lavatrice che dopo cinque anni di onorato servizio e tre carichi pieni/die va a farsi benedire all’improvviso, e forse potrete capire lontanamente questa mamma che durante le feste si sente un po’ come la pelle dello stracchino: però ovviamente nessuno lo sa, perché siamo in vacanza, quindi io passo –e devo passare –per la mamma bionica che non perde mai un colpo. P1010040

Vabbè: meglio fare invidia che pietà, diceva mia nonna. No, anzi, per carità, niente invidia che è una parola brutta; buttiamola proprio via, come una cosa vecchia, antipatica, proprio la cosa che un po’ mio malgrado mi sono attirata addosso quest’anno da diverse parti e di cui non voglio proprio più sentir lontanamente parlare. Facciamo così: vi do la ricetta dell’ultimo dell’anno, il mio cavallo di battaglia da qualche anno a questa parte, e andiamo tutti a prepararci per il cenone. Anzi, prima mi metto a stirare due cosine che mi sono rimaste indietro (non so se si nota… vabbè, è vacanza, dai! Non venite a raccontarmi che voi avete sempre una casa che sembra un gioiello).

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A proposito: il mio sarà sobrio, come l’anno che voglio inaugurare, com’è la mia vita e quella dei miei cari. Staremo in casa, spareremo qualche miccetta, mangeremo qualche tartina e un panettone che ho fatto io e che mi vergogno persino a mostrarvi perché è a impasto diretto e perché non è nemmeno un vero panettone (no, non è vero: non posso fotografarlo perché è ancora in cottura…) e vi faremo gli auguri magari via FB, se siete nei nostri contatti. Tradizione vorrebbe che ci si vestisse con qualcosa di nuovo; ma io non ci avevo proprio pensato, e d’altra parte non avevo voglia di spendere inutilmente. Però, rovistando nei cassetti, mi sono accorta di avere un vestito nuovo mai usato, verde brillante, che avevo comperato per la festa di Radio Padania dell’anno scorso e che non avevo messo perché alla fine non ci entravo ancora: bene, adesso mi va a pennello e lo sto rinfrescando nella mia lavatrice rimessa a lucido: con un giro di asciugatrice sarà pronto per domani e farà pendant con le pareti di casa, con questo cotechino in crosta verde e col panettone ovviamente dello stesso colore che sto preparando per domani.

Nel frattempo vogliate gradire gli auguri anche dalla mia mamma, con le sue spaziali frittelline di carciofi (ovviamente pure loro verdi) che ci ha preparato per il 27. Ecco, i quadri che vedete nelle foto sono tutti firmati da lei.

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COTECHINO IN CROSTA VERDE E PANETTONE VERDE (PADANIA, of course)

400 g di farina e 00 e e 350 di farina 0; un cucchiaino di malto di riso (potete eventualmente sostituirlo con un cucchiaino di miele d’acacia); un cucchiaio di zucchero; 500 g di spinaci già mondati (in pratica una busta da supermercato); una patata lessa del peso esatto di 100 g (considerata già lessata e sbucciata); 40 g di burro e 20 di strutto (in pratica due cucchiai di burro e uno di strutto); un cucchiaino da the colmo di sale; mezza busta (un cucchiaio) di lievito granulare di birra; 100 g di grana grattugiato; una generosa grattata di noce moscata; 3 uova

Come si procede.

Asciugati in padella con un filo d’olio gli spinaci, frullarli con la patata lessa e le uova. Nell’impastatrice, dopo averli raccolti con la frusta a k, inserire quella a gancio e lavorare 25 minuti la purea di spinaci con la farina e gli altri ingredienti a velocità uno. L’impasto risulterà molto morbido, anzi appiccicoso ma va bene così. Rivoltatelo con l’aiuto di un cucchiaio in una ciotola infarinata, copritelo con la pellicola e fatelo lievitare sino al raddoppio in forno tiepido.

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Fategli fare le pieghe di Adriano su un piano infarinato, per due volte, dopodiché pesatelo: sarà circa un chilo e mezzo. Dividetelo in due parti, una leggermente più grossa dell’altra: con questa riempite uno stampo di carta da panettone da 750 g, incidete la croce sopra e riponete a lievitare nel forno tiepido sino a che il panettone non vi sembra sufficientemente lievitato: il mio sta ancora lievitando, tra l’altro sotto una campana casalinga creata con la ciotola dell’impastatrice… per cui vi mostro per ora solo la prima fase e vi aggiorno cammin facendo.

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Cuocete a 180 °C in forno ventilato, dopo aver spennellato delicatamente con tuorlo d’uovo diluito con poco latte la superficie.

Con la seconda parte procedete ad ingabbiare il cotechino come da questo mio post di due anni orsono (aggiornando la data, ovviamente :))

Non mi resta che augurarvi un frizzante 2010 pieno di salute, amore, fecondità e soddisfazioni!

Laura, la mamma quasi-bionica

P.S.: Troverete le foto del cotechino di domani, che è già pronto da riscaldare (qui ci si deve organizzare per tempo!)… ovviamente, domani, per ragioni beneaugurali!

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La mamma gialla

La mamma gialla
Una piccola promessa della pittura