sabato 31 ottobre 2009

Buona festa della zucca!

Stefano Halloween Per la festa della zucca la mamma stasera ha fatto due cosine golose, senza esagerare. I bambini volevano la festa della zucca e la mamma gliel’ha fatta. E’ da qualche anno che a scuola la si festeggia (retaggio della tradizione nostrana delle lumere), e quest’anno ho ceduto anch’io, complice Ilariamaria e il bel racconto della tradizione celtica che ci ha fatto in radio. Qui invece trovate l’articolo che indaga sulle origini della festa di Halloween di Varesenews.

Il torrone dei morti

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Prima di tutto, ieri sera, mentre cuocevo una cinquantina di polpette per poi congelarle per la settimana (parole d’ordine: organizzazione), cercando in dispensa un qualche cioccolatino mi sono capitate fra le mani delle fette biscottate avanzate da non so quanto, per fortuna conservate in un paio di sacchetti ermetici. Mica le ho buttate via: le ho prese, pesate (erano circa 120 g), schiacciate assieme ad una quindicina di amaretti (a questo ha pensato volentieri Carolina) e le ho mescolate ad una serie di remasucc (rimasugli), vale a dire: un fondo di scatola di cacao amaro, mezza tavoletta di cacao al latte, una manciata di uvetta sultanina chiara  e quattro noci di Ponzone che mi ha portato martedì mia suocera dal suo albero. Per legare gli ingredienti ho usato due albumi e un terzo che ho lavorato a meringa con un etto di zucchero a velo, la metà incorporandolo subito, e poi, a meringa soda, aggiungendogli il resto senza più montare.

Ho modellato a salamotto e chiuso a caramella in carta forno. Ho cotto in forno statico per un’ora a 180 °C.

Stamattina il risultato era questo. Non per imbrodarmi ma era veramente buono. Dati i tempi che corrono, di grande pigrizia personale in fatto di dolci, mi faccio i complimenti da sola perché non avrei osato sperare nel risultato, che ho prontamente portato alla ribalta radiofonica.

Mio marito, osservandolo prima di affettarlo –meglio specificare-ha sentenziato che dei morti si doveva trattare perché gli pareva ottimo per accoppare qualcuno. Invece, una volta tagliato, si è dovuto ricredere. Era persin morbido, all’interno.

Noterella. Le nostre nonne lavoravano i remasucc come biscotti et similia (da qui anche le torte di pane, che una volta avanzava perché in tavola aveva la sua bella importanza) con i semi, in questo periodo, perché questi simboleggiano da sempre, in tutte le culture, la vita che rinasce: quale elemento migliore per impreziosire un pane o una pietanza della festa? Nascono così le tradizioni che legano ad esempio i ceci, o le uvette, o ancora le noci e i pinoli al periodo dei morti.

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Dita e faccine di strega con formiche

patate 500 g
zucca barucca 400 g (considerata pulita, cioé solo la polpa)
pollo lesso 300 g
un uovo
noce moscata, curry, grana, sale; pane duro; concentrato di pomodoro e chiodi di garofano per le faccine.

Lessare le patate. Pulire la zucca, conservando i semi (ovviamente si tostano al forno cosparsi di sale: occhio che scoppiano! E’ meglio coprirli con della stagnola dopo dieci minuti di cottura). Tagliarla a dadini, avvolgerla in carta forno e cuocerla al microonde per 8 minuti a 700 w. Schiacciare la polpa delle due verdure in una terrina e lavorarla assieme alla carne tritata del pollo (io ho usato 4 cosce con sovracosce lessate dal brodo della sera prima!), all’uovo, al grana e ai sapori, con un generoso pizzico di sale.

Formare delle polpette rotonde per le faccine e dopo averle impanate nel pangrattato si fanno gli occhi con i chiodi di garofano e la bocca con un goccio di concentrato di pomodoro.

Per le dita, formare invece delle crocchette allungate e non strettissime: si ridurranno un po’ in cottura. Impanarle, adagiarle tutte su teglie foderate di carta forno e cuocerle in forno caldo ventilato a 200 °C fino a che non sono dorate (circa 20 minuti).

Le formiche sono state il colpo di genio: ho mandato mio marito in ricognizione a cercarmi il riso Venere. Era così tanto che non lo facevo e non mi sarei mai aspettata che sarebbe stato graditissimo dai poppanti. Avessi detto che era riso, lo avrebbero schifato. Invece no: erano le formiche delle streghe, e ci si sono tuffati a capofitto, persino Agostino.

Biscotti morbidi alla zucca

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400 g zucca napoletana già pulita
225 g burro
180 g zucchero
500 g di farina
una bustina di zucchero
cannella; momperiglie

Bisogna per prima cosa pulire e tagliare a dadini la zucca, quindi cuocerla come nella ricetta sopra e poi metterla nel robot. La si deve frullare da sola, quando si è raffreddata (scolandola dal liquido in eccesso); a questo punto si cambia lama nel robot (io ho una Ovatio Moulinex) e si inserisce la pala di plastica per montare. Si lavora la polpa di zucca con zucchero e burro sino ad ottenere un composto spumoso e infine si aggiunge la farina setacciata col lievito e la cannella.

Siccome l’impasto è morbido, va distribuito a cucchiaiate (con la tecnica delle quenelles) sulla placca, meglio se coperta di carta forno. Io uso delle normali teglie da pizza. Le cucchiaiate no devono essere troppo generose: come quantità basta prelevare, diciamo, un mezzo cucchiaio. Si cospargono i mucchietti di impasto con le momperiglie e si cuociono i biscottini –che per forma assomigliano ai cookies americani- a 190 °C fino a doratura (circa 15-20 minuti) in forno statico. Quando si tolgono dal forno, i biscotti sotto sono ancora molli ma raffreddandosi si induriscono. Anche questi sono venuti incredibilmente buoni: sono secoli che non faccio i biscotti! Urge rimediare, altrimenti nei sacchetti di Natale cosa metto, i ditalini? :-)

Dulcis in fundo…

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In radio e su FB ho fatto morire dalle risate Ilaria per l’omogeneizzato di cassoeula (anzi, cazzeura come si dice qui a Varese!). Ma ci credete che l’ho fatto davvero? Siccome a pranzo abbiamo rispettato la tradizione di famiglia che inaugura la stagione di questa meravigliosa pietanza sotto i morti, ma Agostino dormiva già beato, stasera la puccina di verze si sposata, frullata, con la pastina. Inutile dire che il poppante si è leccato i baffi. Spero almeno che sia servito per fargli tirare una notte intera senza rompere le scatoline belle alla mamma!

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mercoledì 28 ottobre 2009

Solidarietà ad Adriano

Solidarietà piena ad Adriano e a tutti i colleghi weblogger colpiti dal problema della copia disonesta, con qualsiasi mezzo editoriale e mediatico essa venga realizzata e diffusa.

Sono partite già varie iniziative più o meno combinate, fra le quali ricordo l’appello che sta girando su Facebook a questo indirizzo: Foodbloggers Antiplagio e la giornata della crostata di Adriano, promossa dal blog di Rosemarie.

E adesso la ricetta. Ho scelto questa torta che gira da un paio d’anni sul web e che fino ad ora non avevo nemmeno mai inserito nel mio blog; l’anno passato la mia amica blogger Laura de L’Antro dell’Alchimista l’aveva resa molto accattivante attraverso le pagine del suo bellissimo blog. Non è casuale la scelta di questa torta: a me ha fatto molto piacere che Laura mi abbia citata. Immagino invece il dispiacere di Adriano e di altri nei suoi stessi panni:  ti cadono veramente le braccia.

Cercate dunque la mia ricetta proposta attraverso le pagine di Laura.  Più sotto vi riporto invece qualche variazione che ho fatto per la torta della colazione di lunedì mattina.

Torta di zucca sofficissima

(Le varianti della torta di lunedì. )

Ho usato 60 g di noci al posto delle nocciole e le ho frullate direttamente con la zucca e cinque amaretti di Saronno (il tocco locale). Ho usato 50 g di olio extravergine delicato, ligure, e 75 g di burro sciolto. Ho stemperato infine con una tazzina colma di latte. La cottura è durata 40 minuti esatti nello stampo del sole della Pavoni, che mi ha consentito un risparmio sia energetico (ho cotto a 150 °C) sia in termini di tempo (40 minuti contro l’ora piena della tortiera in metallo).

 



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sabato 24 ottobre 2009

Facebook o non Facebook?

 P1010005 Ma quanto tempo è che non scrivo più niente?

Assorbita, anzi di più: inghiottita letteralmente dai mille impegni di mamma e moglie, dall’inizio dell’estate appena trascorsa non ho avuto più un attimo di tregua e sulla mia vita virtuale è calato temporaneamente il sipario.

Voi lo sapete, ve l’ho confidato spesso: scrivere è la mia più grande passione. Sogno di diventare una scrittrice “vera” e nel frattempo uso come palestra il blog, visto che la nostra era ci consente questo straordinario oracolo virtuale al quale affidare i nostri voti letterari. Siamo degli esseri molto fortunati, noi tastiere del terzo millennio: abbiamo modo di renderci conto immediatamente del nostro potenziale comunicativo grazie a pochissimi strumenti di responso. Per questo io consiglio sempre di aprire un blog agli aspiranti scrittori.

Ciononostante, in questi mesi non ho potuto far diversamente che congelare temporaneamente questa mia vena scrittoria, assieme ai Polaretti ed al gelato fatto in casa (ho mancato di scriverlo ma in radio l’ho detto a gran voce: veniva davvero bene!), per dedicarmi a tutto tondo ai miei cari. Non potevo d’altra parte, e nemmeno avrei voluto, fare diversamente: l’estate è volata in un soffio ed è stata totalizzante e meravigliosa. Poi sono arrivati i primi giorni di scuola, e con loro le corse a confezionare i corredi di ciascun piccolino, i ricami, la scelta del materiale, le prime riunioni con le maestre e cose così, che richiedono nervi saldi, infinita pazienza e massima attenzione. Ma ora che finalmente, ad un mese abbondante dall’inizio della scuola abbiamo ingranato bene con la nuova organizzazione autunnale, posso riavvicinarmi con un pelino di calma alla mia nuova tastiera –un gioiellino: un bellissimo notebook dono di mio marito per i dieci anni di matrimonio - e ricominciare a raccontarvi qualcosa di tanto in tanto, nella speranza di non avervi perduti tutti, miei cari amici internauti, e soprattutto di trovare ancora qualcosa di interessante da scrivervi.

compleanno Agostino

Oggi comincerò col dire che in questo periodo mi sono, ehm, mantenuta in allenamento iscrivendomi a Facebook –anzi per la precisione riattivando l’account chiuso tempo fa per pigrizia mentale– e cominciando a crearmi pian piano la famosa rubrica, croce e delizia di parecchia società virtuale.

Ma chi inserirci a conti fatti? All’inizio mi limitavo a pochissime persone: colei che mi aveva convinta ad aprirlo a tutti i costi, salvo poi eliminarmi dai suoi contatti per uno dei nostri soliti battibecchi (mi sarò accorta tardi ma me ne sono accorta, e mi è davvero dispiaciuto, come il fatto di non sentirti più: ma so che invece tu mi ascolti al sabato mattina e mi fa piacere); e poi la mia “collega” radiofonica Ilariamaria, mia sorella e una mia amica cara che vedo tutti i santi giorni a scuola e che è anche una delle mie rappresentanti di classe (confermata giusto ieri alle nuove elezioni: grazie ancora, Simo, e buon compleanno in corso!). Poi, per un certo periodo di tempo, ho chiuso baracca e burattini anche a causa della lentezza esasperante del vecchio pc e onestamente mi sono goduta le magnifiche giornate estive con marito e figli al lago, senza più nemmeno accennarci col pensiero. Gli ultimi giorni di accesso, però, ero stata tentata di ricercare un paio di compagne di università e mi ero appuntata la data del termine della gravidanza di una di loro (ciao mamma Chiara!); cosicché, verso la fine dell’estate, sono riapparsa giusto in tempo per salutare Giorgia, la nuova nata, su questo effettivamente formidabile mezzo di comunicazione che è FB, se lo si prende per il verso giusto e se non ci si lascia trascinare dal troppo entusiasmo (ogni riferimento a persone e fatti è precisamente voluto!).

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Tempo un giorno, proprio FB mi aiutava a comunicare strettamente con una persona a me molto cara in temporanea difficoltà, e così decidevo definitivamente di lasciarlo aperto, nonostante i progetti di eliminazione definitiva dell’account che si erano impadroniti di me sin dai primi giorni che l’avevo usato. Da qui all’escalation c’è voluto veramente poco: ho cominciato ad aggiungere fra i contatti qualche amica blogger con cui ho maggior affinità, qualche altra mamma dei compagni dei miei figli e tutti i parenti che mi capitavano a tiro – fra cui persino una cugina che credevo sparita nel nulla e che ho ritrovato in Argentina, e sulle cui tracce ho messo l’ex maestra di mio figlio, che in quei giorni era proprio a Buenos Aires: potenza di internet! A proposito di Argentina, ho ritrovato anche una mamma della scuola che era tornata col marito cestista e con le figlie nel paese d’origine, una ragazza dolcissima e allegra che ora rivedo tutte le mattine su FB e che mi sembra un po’ di salutare quotidianamente come facevo tre anni fa. Ma non avevo detto che FB non mi piaceva? Insomma, in fin de la fera, da qui ad essere ritrovata dalla mia dolcissima amica d’infanzia, agguantare la mia frizzante dirimpettaia di quando ero ragazza, acciuffare al volo la mia più cara amica di università con cui ho condiviso le lacrime dell’emozione dei primi esami –si, però lei prendeva sempre trenta!!!-è stato davvero un colpo di click: e sono tornata indietro di parecchie primavere (non vi dico quante anche se potete con un piccolo sforzo d’immaginazione, arrivarci da soli).

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E adesso, direte voi: andrà avanti ad ampliare la rubrica? Come gestirà il suo FB? Soprattutto, perché ha avuto tempo per FB e non ne ha dedicato invece al blog?

Non ho una risposta univoca e soprattutto definitiva. Innanzitutto, come vi ho già scritto, Facebook è semplicemente un mezzo con numerose potenzialità, che sicuramente sono da studiare e mettere al vaglio, ma no è certo un fine. Attraverso FB ci si può tenere in contatto velocemente con persone care–però non uso la chat, mi è davvero troppo scomoda –, ma ho anche scoperto che ci si può aggiornare in tempo reale abbonandosi ad una testata che si possa seguire sul social network (io l’ho fatto con Varesenews e con la Padania, anche se quest’ultima mi pare di capire sia solo in veste, diciamo così, sperimentale su FB, in attesa del ripristino del nuovo sito www.lapadania.com under construction). E poi? Si promuove presso i propri contatti un link, ad esempio il proprio blog come sto facendo io in questo momento; si fa, sostanzialmente, un po’ di salotto virtuale che al giorno d’oggi non guasta all’umore. Io, che non ho molto tempo per i salotti reali, anzi non ne ho per niente, e che per il fatto di non poter uscire la sera per unirmi al comitato genitori per via dall’allattamento ho “candidato” come rappresentante di una classe mio marito al posto mio… in quei due o tre minuti al giorno che mi leggo FB –in pratica alla mattina quando prendo il primo caffè, al pomeriggio quando mi rinfresco le idee col secondo e alla sera quando bevo la camomilla… - non cedo proprio alla tentazione del dolce far nulla, ma semplicemente alla simpatia dei miei amici virtuali questo sì, e spesso e ammetto anche ben volentieri. Certo, amici che sono ogni settimana un po’ più numerosi ma pur sempre selezionatissimi: quasi tutti conosciuti di persona o comunque dalla… filiera (!) limpidissima per tracciabilità. Perché un eccesso di scrupolo non basta davvero mai, e questo tanto nella vita virtuale quanto in quella reale; e non sto nemmeno a spiegarvene il motivo, perché mi sembra così ovvio come l’aria che respiro, pardon l’etere nel quale sto affidando queste mie battute.

Se l’è bel scriv inscì sul purtatilino!

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venerdì 21 agosto 2009

Il minestrone

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Buon venerdì a tutti! Come state?

Qui a Varese si è finalmente alzato un po’ di venticello, dopo una settimana di afa insopportabile. Siamo stati a fare diverse escursioni per sfuggire alla calura: ve ne devo parlare con calma.

Per ora vi chiedo un favore: mi raccontate come fate voi il minestrone estivo, nelle vostre tradizioni? Come si chiama in dialetto, e se c’è qualche detto legato a questo piatto, o qualche ricordo di come lo faceva la nonna, magari nel paiolo della polenta?

Se me lo scrivete direttamente qui o al mio indirizzo mail lplucchetti@fastwebnet.it ve ne sarò grata e ne parlerò in trasmissione domani (Radio Padania, ore 10.15-11 circa).

Il mio, che vedete sopra, è il minestrone viggiutese ;-) perché le verdure arrivano direttamente dall’orto del suocero di mia sorella, che appunto è di Viggiù (la città dei pompieri: ricordate la canzoncina?)

Soffrittino di olio e scigulla, poi patate, pomodori, borlotti, curnitt (fagiolini), peperone e soprattutto un cavolo viola stupendo e croccantissimo che anche a mangiarlo crudo era semplicemente delizioso.

Dimenticavo: niente dado, per carità, ma pochissimo sale e una crosta di grana (si vede bene nella foto, vero?) che i bambini si sono letteralmente rubati a cena.

Allora io aspetto!

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sabato 15 agosto 2009

Buon Ferragosto dalle spiagge varesotte!

tortina carolina

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giovedì 6 agosto 2009

Di geografia e storia locale, e di giornalisti che dovrebbero ripassarla

Si fa tanto parlare in questi giorni di riportare nei programmi scolastici la cultura locale: la storia, la geografia, il dialetto…

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Sulla questione della lingua locale vorrei aprire una parentesi più ampia in un secondo momento, sia perché è un argomento decisamente complesso, sia perché preferirei evitare le giornate “clou” di quella che a mio avviso è stata una polemica gonfiata dai media senza troppa cognizione di causa…  ma ci torneremo, prometto.P1010194

Oggi vorrei fare invece un sondaggio più generico.P1010045

Quante di voi mamme hanno riscontrato nei programmi scolastici di elementari e medie un’attenzione rinnovata in questi ultimi anni –diciamo tre – sugli argomenti di cui sopra?

E quante mamme si sono proposte, in queste vacanze estive, di sensibilizzare i loro bambini sulla conoscenza del loro territorio?P1010101

Io, nel mio piccolo, ci sto provando.

Noi abbiamo scelto da diversi anni di trascorrere le vacanze a casa. Quindi giriamo spesso per le nostre zone. Avendo ormai due bambini che frequentano le elementari, quest’anno sto cominciando a raccontar loro qualche piccolo elemento di storia e geografia locale.

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Mi ricordo con precisione nitida, e anche con grande affetto, la sagoma della cartina della Provincia che la mia maestra Rita ci faceva passare di banco in banco perché la seguissimo con la matita e la tracciassimo sui nostri quadernoni.

Alla lavagna, poi, lei ci disegnava in azzurro i sette laghi, i fiumi, i monti, e poi rendeva vivo il tutto parlandoci della flora e della fauna locale…

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La mia maestra era un’escursionista, le brillavano gli occhi quando ci insegnava tutto questo. Durante le verifiche dovevamo a memoria –sì, avete capito bene: a memoria! –tracciare il corso dei fiumi, la posizione delle Prealpi, ricordare dove nasce l’Olona… ed eravamo, ad occhio e croce, in terza elementare.P1010020

Bene, trent’anni dopo un’alunna di quella classe di Cocquio Trevisago –vale a dire la sottoscritta –prova a fare la stessa cosa coi suoi bambini. Siamo nell’era di internet, e la cartina si trova facilmente in rete (qui la potete visualizzare e stampare anche voi da casa). Cerchiamo tutti i percorsi che facciamo e li evidenziamo. Ho messo in mano la cartina persino a Stefano che ha solo quattro anni e mezzo e gli ho chiesto di colorare i laghi: ci credete che li ha trovati tutti al volo? Eppure non sa ancora leggere; però una cartina è veramente intuitiva come lettura, a quanto pare, se anche un bambino così piccolo la riesce a decifrare pur nei suoi elementi essenziali.CartinaProvinciapiccola

(immagine tratta da http://www.provincia.va.it)

Provate a fare questo piccolo gioco anche coi vostri bambini: è solo un piccolo passo ma è già un inizio.

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Detto questo, ne approfitto per un piccolo sfogo.

Su internet si trovano parecchie notizie, però la maggior parte va vagliata e scremata con un po’ di criterio: ve lo dice una che ha fatto della serietà delle fonti il suo cavallo di battaglia personale e di studio. 

Ad esempio, stando all’intervista che mi è stata fatta sabato scorso per il quotidiano “La Provincia di Varese”, e che è stata pubblicata anche in rete (su Europass), Altedo –la patria degli asparagi-sarebbe in Lombardia.

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Non è affatto così, e soprattutto io non ho mai detto una cosa del genere durante l’intervista. Sono sicura che molti non se ne sono nemmeno accorti, magari quasi nessuno, però io a certe cose tengo molto. Dato poi che la mia rubrica non va in onda su una radio a caso ma su Radio Padania, ci terrei a precisare che sulle questioni che pertengono prodotti ed usi alimentari padani non sono certo il tipo che spara a caso.

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Per chi fosse interessato, le cose sono andate così: la giornalista mi aveva chiamato al telefono verso le tre del pomeriggio dicendo che per il giorno dopo doveva far uscire un certo articolo e aveva pensato di intervistare me (aveva già dedicato qualche riga al mio blog quest’inverno a proposito delle tradizioni dei cammelli dell’Epifania). Siccome non avevo avuto di quest’intervista preavviso alcuno (no, non è del tutto vero: era arrivata in contemporanea una sua mail), ho cercato di dedicarle il tempo che potevo fermo restando che sono una madre di famiglia e che in quel momento avevamo, diciamoci la verità, anche un po’ da fare.

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Comunque sia, per tagliar corto in quel momento così complicato, le avevo promesso una mail che fosse più esauriente di quei dieci minuti di telefonata, sempre che avessi avuto tempo e soprattutto argomenti ulteriori. Cosa che, se devo essere sincera, mi sono completamente dimenticata di fare.

 Ad ogni modo durante la telefonata ero stata abbastanza chiara. Mi ricordo perfettamente di aver segnalato gli asparagi di Cantello come esempio di prodotto locale particolarmente costoso, nonostante provengano praticamente da dietro casa (ma ho anche aggiunto che sono un prodotto di nicchia…); facevo poi per contrasto l’esempio di quelli di Altedo, e dicevo che pur NON essendo lombardi ed essendo una IGP, avevano un costo decisamente inferiore (tant’è vero che li ho promossi in radio per un mese intero). P1010164

Li ho nominati un paio di volte, questi benedetti asparagi di Altedo, e anzi la seconda volta ho sottolineato che provenivano dall’area padana, dal ferrarese se non andavo errata.

 Infatti non ricordavo così male: dovete sapere che Altedo è una frazione del comune di Malalbergo, in provincia di Bologna ma al confine con quella di Ferrara: si trova quindi in Emilia. Potete vederlo anche dalla cartina. Più in generale il territorio di coltura dell’asparago è diffuso nelle due province confinanti.

Insomma: è vero che alla fine la mail alla giornalista non l’ho più mandata, ma lei avrebbe anche potuto fare una piccola ricerca in rete prima di affibbiarmi un’imprecisione così grossolana, solo perché aveva fretta di chiudere l’articolo.

Altre cosucce poi avrei preferito che si chiarissero meglio: il fatto, ad esempio, che io abbia fatto gli acquisti di vestiario per i bambini in primavera in negozi volutamente economici, e non invece che io pensi che i prezzi dell’abbigliamento per bambini non siano generalmente alti. Ci sono negozi e negozi. Io ne frequento alcuni, altri li evito. Questo dall’articolo non si capisce.

In sostanza, fermo restando che non metto in dubbio la bontà delle intenzioni originarie della giornalista, tre sono le cose che pretenderei da oggi in poi, dovesse mai più capitarmi di essere contattata per un‘intervista  (per me cosa insolita perché normalmente l’intervistatrice sono io): la prima è che vorrei essere avvisata con un certo anticipo circa le intenzioni, il luogo (ove non fosse a mezzo telefonico) e l’ora dell’intervista; la seconda è che mi si invii preventivamente la redazione definitiva dell’intervista prima che questa venga data alle stampe; l’ultima è che mi si avverta della pubblicazione della stessa con tempestività.

Buona serata, un abbraccio

Laura

 

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domenica 2 agosto 2009

La festa dei cacciatori al Parco Lagozza di Arcisate

Buona domenica!

Siccome sto monitorando il traffico sul mio blog :-9, noto che diverse persone cercano notizie sulla festa dei cacciatori al Parco Lagozza di Arcisate.

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Io ci sono stata giovedì, nella serata di apertura.

L’ambientazione è accogliente, abbastanza capiente l’unica tensostruttura. L’organizzazione è suddivisa in tre punti: la cassa –dove una simpatica signora col pancione vi fa i biglietti –; a fianco, la struttura dove andrete a recuperare le bevande; sotto la tensostruttura, infine, davanti ai tavoli, ci sono le cucine dove consegnerete direttamente i biglietti per i piatti e ritirerete di persona il cibo, o almeno così è stato nella serata di giovedì.

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Siccome appunto era la prima sera, il menu era poco variegato, quindi non vi posso assicurare, ad esempio, che la polenta sia morbida e tolta dal paiolo sul momento e quindi “potabile” per un infante di pochi mesi: di sicuro la polenta è prevista nel menu domenicale, associata a piatti succulenti di selvaggina, ma per sicurezza portatevi l’omogeneizzato per il poppante da casa.

Qui la lista delle pietanze con relativi prezzi. Spero che in foto si veda bene.

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Per quel poco che posso dirvi, si mangia molto bene e il personale è simpatico.

Curiosità: i due cuochi gemelli di un paio di anni fa sono stati confermati nello staff!

Settimana prossima è prevista la festa dei pescatori. Qui trovate notizie sull’organizzazione ed il menu delle edizioni passate: test a cura della scrivente!

Ehm… io vorrei tornarci stasera però qui c’è appena stato un temporalone!

Laura

 

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La mamma gialla

La mamma gialla
Una piccola promessa della pittura