Eh sì, ogni tanto mi viene la tentazione di propormi come redattrice alla Settimana Enigmistica, perché ci sguazzo, io, nei giochi di parole. In particolare, quello di oggi mi serve per uscire allo scoperto circa le intenzioni di questo blog. Se non ci siamo capiti, vorrei fare un po’ di sano outing, come si dice oggi fra coloro che vivono di gossip; ma perché, l’antica metafora del vuotare il sacco non era abbastanza chiara? Vabbè, antenne ben dritte, per cortesia, perché qui c’è roba che… scotta e, dato il periodo grasso, pure un po’ indigesta. Ma mettetevi comodi e fate come foste a casa vostra: cominciamo.
Allora, perché non rimanga qualche ombra di dubbio, e per sgravarmi la coscienza da questo macigno mediatico che mi porto appresso da ben tre anni o giù di lì, sciogliamo subito il nodo: io non sono una foodblogger.
Sì, lo so, vi vedo: siete sconvolti. Non ve l’aspettavate, ma purtroppo è la triste verità. Comunque prendete fiato: adesso cercherò di spiegarvi le cose come stanno, sperando di non urtare la vostra sensibilità di gastronauti. Ma facciamo un passo indietro e procediamo con ordine.![]()
E’ da qualche tempo, sin troppo per i miei gusti, che in alcuni ben mirati commenti mi capita di leggere che il malcapitato di turno arrivi qui trasportato come per incanto da questa formula magica: foodblogger, e rimane indignato quando scopre che non lo sono.
A parte che io, quando sento questa parola: FOODBLOGGER , faccio quasi un salto dalla paura – ussignur, pare quasi una minaccia –, ma vi pare, amici che mi seguite da tempo, da ben tre anni o giù di lì su queste pagine e da un paio netti per radio, che io sia una foodblogger? Ma dai.
Punto primo. Scrivo forse in inglese, io? Non mi pare. Se posso, l’inglese, lo evito. Buttiamola sul pesante: sono fatta così, non ho voglia di andare a nutrire la già folta schiera di esterofili che piazzano in ogni minimo sintagma una parola un anglismo gratuito, solo perché non sanno parlare o scrivere in italiano. ![]()
A me l’italiano piace, anzi ho proprio il sacro furore dell’italiano, pur non essendo una purista parruccona.
Qualcuno a questo punto suggerirà di chiamarmi curatrice di un diario di cucina in rete. Come, non vi piace neanche così? Bene, nemmeno a me: anche se spesso l’argomento è conviviale, non ho mai fatto delle mie pagine di cucina, come del desco di casa del resto, il fine della mia esistenza.
E pazienza per chi non condivide: onestamente a me di stare simpatica a tutti non è mai andato a genio. In più devo già fare le lotte contro il tempo per recuperare un’ora di sonno ristoratrice, per cui o così o… taches al tram!
Poi, se devo essere sincera fino in fondo, alle chiacchiere degli altri sul mio conto preferisco di gran lunga i ciaciar di casa mia... casalinghe e genuine!
E’ vero, io sono politicamente schierata e non ne ho mai fatto mistero, così come lo sono in tanti altri campi, del resto…
Però, a differenza di tanta altra gente che ostenta la sua cosiddetta imparzialità per poi piazzare qualche patacca rivelatrice dell’ultim’ora o addobbarsi coi paramenti viola al momento opportuno….
… o peggio ancora dipingersi di una tolleranza gandhiana salvo poi masticare pregiudizi a tutti i pasti comandati, ecco, dicevo, a differenza di questa gente io sono pulita nelle mie intenzioni: sono una leghista di vecchia data, dichiarata da sempre, e ne sono fiera.
C’è da dire che su questo mio blog non mi sono mai messa a fare politica spicciola, né ho mai trattato con sufficienza chi so o intuisco essere di consorteria avversa, arrivato con intenzioni genuine in casa mia e non con l’intento di attaccar briga sotto la specie della finta gentilezza, ovviamente…
Resta inteso che però, visto che me lo chiedete a gran voce… a questo punto mi sento quasi costretta a tuffarmi negli argomenti civili. Lo farò nei tempi e nei modi in cui sono capace, statene sicuri. Di certo le cartucce non mi mancano…
E’ vero, ho parlato spesso del mio “mestiere” di radiofonica. In questo caso, in radio voglio dire, ogni tanto scappa la considerazione politica o l’invettiva: embè? Non parlo forse su Radio Padania Libera? Ci mancherebbe altro che non fossi autorizzata a tirar fuori una battuta di carattere politico, di quando in quando. La nostra radio è la perla della libertà d’espressione, e anche tutte le telefonate che arrivano sono in presa diretta, assolutamente non filtrate. Ci hanno provato in tanti ad imitarci ma non sono riusciti!
Certo, se uno offende, gli si risponde a tono. Ecco, anche il mio blog è così: io non ho mai censurato nessuno, anche se al contrario sono stata censurata per aver osato scrivere, su precisa richiesta di commento, che alcune cose non collimavano con i miei gusti. Ma tirem innanz, che l’è mei.
Per tornare alla questione principale, se è vero che forse l’argomento più usato in questo blog è la cucina, sia da me sia dai miei lettori, c’è da precisare per chi non fosse un affezionato lettore che non è affatto l’unico.
Poi, parlandoci chiaro, un vero foodblogger è un esperto di cucina, lo si vede dalla frequenza dei post sul tema, dalla singolarità delle ricette, dalla ricercatezza degli ingredienti; è segnalato dai principali aggregatori di cucina mondiale (sì, lo so, ogni tanto ci sono anch’io qua e là: sono un’opportunista schifosa): poi, particolare non secondario, un vero foodblogger prepara in anticipo i piatti adatti per ogni occasione, per pubblicarli in prima pagina all’ora giusta, ed essere sempre sulla cresta dell’onda.
Io in cosa sono esperta, invece? Nel mettere insieme pranzo e cena tutti i giorni per una famiglia numericamente impegnativa e offrire qualche sparuto consiglio cuciniero quelle rare volte che trovo ho il tempo: ecco in cosa sono veramente esperta io. Io sono esperta in senso etimologico, nel senso che esperisco espedienti di sopravvivenza quotidiana, e sono questi che dispenso per radio o sul blog.
Non potrei essere una foodblogger nemmeno se volessi: non ho mai cucinato niente di inglese, nemmeno nel nome, come la zuppa che di inglese non ha proprio niente (è padanissima). Cucino solo cose semplicissime e possibilmente, dati i tempi, vado tanto di recupero. Cose per palati poco complicati: ve lo assicuro, come foodblogger non valgo una cicca, non dico un chewingum! Insomma, cucino con il cuore, e questa per me è davvero la cosa fondamentale.
Piuttosto, visto che il mio campo è sempre stato quello della favella: vuoi per radio, vuoi su internet, e – quando gli dei mi saranno favorevoli –per copie libracee, chiamatemi scrittrice, o voce radiofonica. Volendo, se proprio non potete farne a meno, anche mamma-blogger. Ma tagliamo la testa al toro e facciamo che mi leggete senza pregiudizi e basta, che forse è la cosa migliore, e per me sicuramente più gradita. La mia casa virtuale è aperta agli ospiti, sempre che si comportino bene e si ricordino che sono indispensabili educazione, rispetto e cortesia; volendo, anche un italiano corretto, ma siccome ad impossibilia nemo tenetur, sarò magnanima. A proposito, gradite un biscottino?
E’ caldeggiato, essendo quattro chiacchiere tra amici, l’uso del vernacolo, possibilmente con versione se non troppo affine al bosino. Ma adesso lasciatemi andare a preparare il pranzo del giovedì grasso… che vi racconterò chissà quando, date le premesse!
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